venerdì 27 luglio 2012

Intercettazioni : una norma è già all'esame del Senato - la lungimiranza di D'Alema ...

E' all'esame delle commissioni Affari Costituzionali, Giustizia, Affari esteri, Difesa, Bilancio, Lavoripubblici e Comunicazioni del Senato, il disegno di legge concernente il "Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e la disciplina del segreto, modifiche alla legge 3 agosto 2007, n. 124 – S.3417" che vede cofirmatari gli onorevoli Massimo D'Alema, Fabrizio Cicchitto, Pietro Laffranco, Ettore Rosato. Relatore il Senatore Vizzini. Il COPASIR, presieduto dall'on. Massimo D'Alema, ha dato seguito ad un allarme lanciato già lo scorso febbraio : evitare la speculazione finanziaria e gli attacchi cibernetici nel nostro paese. Come fare? Partendo dal ridisegno della Legge 124 del 2007 – quella sul Sistema di informazione e sicurezza della Repubblica e disciplina del Segreto di Stato - che in questi 5 anni dalla sua approvazione, ha visto l'emanazione di 23 regolamenti di attuazione. In pratica si è voluto eliminare duplicazioni di alcuni Uffici ed inutili perdite di tempo, si è concentrato tutto nelle mani del Presidente del Consiglio che, tra l'altro, ha la responsabilità di aporre il segreto di Stato su determinati eventi nazionali, qualora si verifichino. Ma per snellire ad armonizzare la struttura e renderla più efficiente ed al passo con i tempi è necessario dotarla anche di ulteriori strumenti di sicurezza e controllo, come quelli informatici, per l'appunto. Così, di concerto con l'on. Cicchitto, Lanfranco e Rosato, D'alema è il primo firmatario del nuovo disegno di Legge approdato al Senato della Repubblica e affidato all'esame delle Commissioni competenti, prima di entrare in Aula. Ciò che viene ribadito è la necessità di razionalizzare l'organismo "attraverso una riorganizzazione che non intacca la capacità operativa del servizio. Non c'è dubbio che uno dei capitoli più importanti è quello di rinnovare il quadro delle risorse umane con l'acquisizione di professionalità e competenze, senza svalorizzare il personale attuale. E' però evidente che i nuovi compiti richiedono nuove professionalità e anche una leva più giovane, che deve essere via via acquisita nel quadro delle compatibilità finanziarie. E questa è un'esigenza che non potremo trascurare" – come affermato dallo stesso D'Alema in una intervista proprio del febbraio scorso. Nel testo di D'alema c'è anche un passaggio sulle intercettazioni : " Con l'art.12, si propone di modificare l'art.4 del decreto-legge 27 luglio, n.144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n.155, prevedendo che l'autorizzazione ad eseguire intercettazioni preventive debba essere richiesta al procuratore generale presso la corte d'appello di Roma e non più, come stabilisce la norma attualmente vigente, al procuratore generale del distretto in cui si trova il soggetto da sottoporre a controllo ovvero, nel caso in cui sia determinabile, dal distretto in cui sono emerse le esigenze di prevenzione" ... una norma che porebbe interessare più d'uno ultimamente ..
http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00670791.pdf

domenica 22 luglio 2012

Quando la teoria delle aspettative razionali si trasforma in psicoeconomia finanziaria, il brivido segreto degli analisti istituzionali.

Nei paesi dove ha avuto luogo, il processo di sviluppo ha portato con sé cospicui benefici. Purtroppo tra questi paesi non possiamo annoverare l’Italia, se non per settori e nicchie che pur tendono a “svuotarsi”. C’è da aggiungere che il processo di sviluppo ha avuto, e sta avendo, in tutti i paesi, rilevanti costi in termini di valori, in termini economici ed in termini umani. Ad una crescita vertiginosa della produzione industriale – anni 70/80 – si è registrata una costrizione inesorabile al ribasso dovuta soprattutto alla disillusione che ha fatto seguito alle inappropriate politiche di incentivi e sostegno, soprattutto in Italia. A ciò si sono affiancati i temi ecologici, i problemi connessi al ciclo dei rifiuti industriali ed urbani, l’etica politica, l’aumento della popolazione mondiale ed infine lo scardinamento dei confini geografici per effetto dei mercati e delle tecnologie informatiche. Ha lentamente preso piede il termine “sviluppo sostenibile” ossia come avanzare nel progresso sociale, economico e tecnico-industriale senza danneggiare l’ambiente e la vita. Le questioni principali dello sviluppo sostenibile riguardano il conflitto tra interessi privati ed interessi pubblici, tra Mercato e Stato, tra economia e morale e tra morale e politica. Tutto ciò potrebbe anche far evidenziare che la democrazia è fragile, come si dice da più parti, ossia troppe possibilità annullano le possibilità. In realtà la democrazia è fragile nella misura in cui sono “fragilmente democratici” coloro che governano la democrazia. Per “fragilmente democratici” non s’intende solo una categoria ideologica, bensì un convincimento intimo circa l’opportunità di equilibrare l’asse delle scelte sulla linea delle pari opportunità, senza nulla sottrarre a meriti ed esperienza. Solo quando le scelte saranno indirizzate verso l’inclusione generale, solo quando si allontaneranno dall’esclusione parziale, e nel far questo si renderanno effettive ed efficaci, solo allora si potrà parlare di vera e compiuta democrazia. Ma al di là di questo fatto molti vuoti della democrazia e di conseguenza molte falle della economia, come della finanza, dipendono dal fatto che non sono scienze sperimentabili, non esistono laboratori dove possono essere stilati paradigmi assiomatici. La finanza e soprattutto certa economia, sono spesso imprevedibili e tendono piuttosto a sollecitare comportamenti e reazioni in base ad aspettative e finalità. Quindi si assiste ad una sorta di bipolarizzazione: da un lato troviamo modelli astratti basati su aspettative ipotetiche in genere di lungo tempo e dall’altro troviamo modelli empirici basati su stimoli e risposte economiche dell’immediato. In realtà una grave pecca delle teorie economiche attuali è il non saper combinare tutti gli elementi appropriatamente. Così oscilliamo tra il liberismo dei mercati, l’ultraliberismo della finanza, il labourismo, l’assistenzialismo, il walfare ed il controllo restrittivo monetario degli Stati (senza tra l’altro una adeguata politica dei prezzi). Insomma a parte l’intento appunto psico-sociale – di regolare l’eccesso di aspettative della cittadinanza – sembra che le politiche economiche attuali un primo grande effetto l’abbiano sortito: una sorta di depressione e povertà generale, a fronte di una crescente incertezza – scatenante le follie più inimmaginabili – che rende ancora più instabile la base vera dell’economia stessa : i cittadini. Fortunatamente viviamo in un’epoca ad altro sviluppo tecnologico, sono sempre più convinta che è proprio quello che ci salverà …

venerdì 20 luglio 2012

Salga a bordo ... !!!

Io capisco la ritrosia. La questione è di quelle spinose assai. Di quelle che spaccano il Pd. Come la mettiamo con un paese che è sede del Papato. Il Papato, negli ultimi tempi nell'occhio del ciclone anche Lui. L'Altissimo è stato "ridimensionato", e figuriamoci se non capitava. Ma DICO come si fa? Sembra materiale da romanzo, da film dell'orrore, e invece è vero, tutto vero. Al mondo restano pochi "angoli bui" ormai, dove dare libero sfogo alla fantasia, quella più segreta ed immaginare il bello ed il brutto. Il resto è tutto in chiaro, tutto materiale, tutto empirico e del “liquido” ha più che altro la caratteristica del movimento continuo. Forse non va bene, forse sì, chissà. Intanto come si fa a tornare indietro e a dire: “scusate tanto, abbiamo scherzato, non se ne fa più niente. Rinascondiamo tutto sotto la sabbia e arrivederci”. Andiamo. E’ puerile, è ipocrita. Siamo esseri umani, al di là del dato religioso, ci colpiscono le debolezze. Ecco, sì questo è il punto. Le debolezze. Una in particolare sta facendo parlare tutti, tra l’inorridito, il sorriso inebetito, i sentimenti di inadeguatezza e impreparazione, il rifiuto ossessivo e l’accettazione tout court… : l’omosessualità. Siamo un paese a forte tradizione famigliare, siamo tutti stati battezzati e andiamo in chiesa la domenica mattina chiedendoci in cuor nostro perché Gesù non venga a darci una mano che le cose si fanno sempre più complicate. “Complicate” è un termine eufemistico per dire che abbiamo paura, Chiesa compresa, di questo mondo che avanza in modi “selvaggi” perché appunto “terreni”, invece di procedere sulla via della “rettitudine” aulica, eterea ed immateriale, così come l’abbiamo disegnata fino ad ora. Lo scardinamento dei confini geografici, la globalizzazione, le economie in bilico, le tecnologie, internet, i social networks, ci fa tutto paura. Quale impegno per i cattolici in politica, si chiedono i moderati, che è un po’ come dire, cosa possiamo fare per non perdere il nostro bagaglio culturale, per non minare alle fondamenta una società costruita su valori e canoni generalmente accettati e riconosciuti. E’ terribile, la domanda è quasi esistenziale. D’altro canto fino ad ora abbiamo accettato : ridimensionamento delle istituzioni, il fatto che il matrimonio possa anche sciogliersi, il riconoscimento della convivenza e delle coppie di fatto, le debolezze della Chiesa, la cessione di parte della sovranità statale per il bene di una Comunità più ampia, il riconoscimento di mestieri altri, abbiamo accettato proprio l’altro, il diverso da noi, secondo il principio dell’uguaglianza, abbiamo accettato e riconosciuto che gli animali hanno un loro posto nella vasta teoria della dignità e dei diritti, abbiamo accettato che portatori di handicap possano lavorare, abbiamo imparato la pietà ed il perdono avvicinandoci di più ai sentimenti cristiani e agli angeli, sappiamo che ancora non riusciamo ad accettare che le differenze di genere non sono altro che semplici differenze sessuali, abbiamo capito che non tutto quello che ci ripugna è sbagliato… Abbiamo fatto sforzi enormi di adattamento ad un mondo che aumentava esponenzialmente il numero degli esseri viventi, abbiamo cercato di dirimere le controversie del multisoggettivismo, non riuscendoci ancora. Abbiamo visto la guerra spietata, il risorgimento disperato, abbiamo conosciuto gli orrori della persecuzione, la scelleratezza del crimine efferato, piangiamo i nostri martiri e nel far questo ci consideriamo tutti un po’ martiri, ormai. Ci sentiamo mancare, venir meno da cos’altro possa ancora accadere.. Che fare, come fare? Niente. La risposta è un po’ troppo vaga. Bisogna pur far qualcosa. E allora “acconciamoci l’occhio” come si dice. Cerchiamo l’approccio meno complicato possibile e lasciamo che questo mondo scorra cercando il suo equilibrio, perché questo è necessario se vogliamo salvarci tutti, salvare le nostre identità, salvare le nostre tradizioni, la storia ed il futuro. Acconciamoci a guardare le cose con pensiero puro, scevro da pregiudizi, e cerchiamo di guidare, soprattutto chi lo deve fare perché al comando, tenendo il timone, regolando gli scivolamenti. Insomma “Saliamo a bordo, cazzo!”.

mercoledì 18 luglio 2012

D'ALEMA COME EVANS : LA SICUREZZA PRIMA DI TUTTO !

"Distruggiamo i nostri nemici informatici" è l'imperativo dei parlamentari inglesi
A parte il fisco sulla privatizzazione della sicurezza per i giochi Olimpici 2012, in Inghilterra c'è un'altra grana da "grattare" : la sicurezza informatica. ScottlandYard ha il suo bel da fare.
Capita così che il Parlamento inglese avverta : "La Gran Bretagna dovrebbe dichiarare guerra informatica agli stati e ai criminali che prendono di mira il paese utilizzando attacchi di rappresaglia aggressivi per distruggere le operazioni di governo". Non si sa bene in che direzione vada la suonata, ma la cosa è certa : non è un momento molto tranquillo per gli inglesi.
Tutte le Agenzie di sicurezza e di intelligence sono state allertate a rendersi disponibili con la massima attenzione contro programmi come il virus Stuxnet che ha colpito le ambizioni nucleari dell'Iran.
L'Intelligence e il Security Committee (ISC) inglesi, interpellati, ​​hanno dichiarato che non è sufficiente difendersi solo contro gli attacchi informatici, è necessario che anche le agenzie militari e di spionaggio siano sul piede di guerra contro chi usa questi espedienti a propri fini
A quasi due anni dal finanziamento di £ 650.000.000 sterline per il programma nazionale di sicurezza informatica, la relazione parlamentare inglese, presentata e resa pubblica ultimamente, evidenzia che non è stato fatto abbastanza per proteggere la Gran Bretagna. I deputati lamentano che il paese è sempre più vulnerabile rispetto ai propri nemici.
Già il mese scorso, Jonathan Evans, il capo del MI5, avvertiva circa un livello "stupefacente" di attacchi informatici provenienti da stati nemici e criminali, che minacciavano segreti governativi e le imprese. Uno di questi attacchi – ha asserito Evans – è costato a Londra un affare come £ 800 milioni di sterline.
Nella sua relazione annuale, l'ISC ha sostenuto che la difesa contro gli attacchi informatici deve essere una priorità per la Gran Bretagna, ma "ci sono anche opportunità per la nostra intelligence e le agenzie di sicurezza e militari che dovrebbero essere sfruttate nell'interesse della sicurezza nazionale del Regno Unito. Coloro che sono impegnati nel programma "difesa attiva" - capace di interferire con i sistemi di persone che cercano di penetrare le reti britanniche - GCHQ, MI5 e MI6 - dovrebbero essere coinvolti anche nel programma contro lo "sfruttamento" delle reti con l'obiettivo di ostacolare attività o capacità senza essere scoperti".
La relazione ha individuato il virus Stuxnet come probabile responsabile del collasso dell'intero sistema britannico, che si crede sia stato specificatamente usato per interrompere il programma iraniano di arricchimento nucleare.
Tuttavia, la relazione ha sollevato preoccupazioni poichè "gran parte del lavoro di tutela degli interessi del Regno Unito nel cyberspazio è ancora in una fase iniziale". E' scritto: "Venti mesi nella National Cyber ​​Security Programme, non sembra abbiano portato qualche progresso sul rafforzamento delle capacità informatiche.La relazione aggiunge che l'80% degli attacchi informatici possono essere preventivamente evitati semplicemnte usando un sofware appropriato ed una password più che sicura.
E mentre l'Inghilterra è alle prese con ogni sorta di spionaggio, in Italia non si scherza.
Lo diceva Dan Brown in Crypto, il diritto alla privacy è fondamentale e non dovrebbe mai essere interrotta da Fortezza Digitale – il sistema di decriptazione dei messaggi – purtroppo però questo diritto di "web reputation" è utile ai terroristi o a tutti coloro che vogliono, attraverso internet, violare i siti o la sicurezza sia dei privati cittadini che degli stati interi, usando canali indecifrabili.... un cane che si morde la coda. E allora gli Stati hanno necessità assoluta di reclutare buoni informatici per mantenere alto il sistema di sicurezza. Il punto è : o aprire tutte le porte facendo scendere – e di molto – il livello della democrazia in rete – mettendo tutto in chiaro e prevedendo sanzioni punitive e poco lecite contro ogni utilizzo "un pò allegro" di internet; oppure sono costretti a continue operazioni di spionaggio informatico.
Così anche in Italia si è dovuto scomodare addirittura la legge sul "segreto di stato". Questa volta, però, si è compiuto una operazione meritoria e doverosa nel testo vigente. Il COPASIR, presieduto dall'on. Massimo D'Alema, ha dato seguito anch'esso ad un allarme lanciato già lo scorso febbraio : evitare la speculazione finanziaria e gli attacchi cibernetici nel nostro paese. Per far questo si è dovuto ridisegnare la Legge 124 del 2007 – quella sul Sistema di informazione e sicurezza della Repubblica e disciplina del Segreto di Stato - che in questi 5 anni dalla sua approvazione, ha visto l'emanazione di 23 regolamenti di attuazione. In pratica si è voluto eliminare duplicazioni inutili di alcuni Uffici, si è concentrato tutto nelle mani del Presidente del Consiglio che, tra l'altro, ha la responsabilità di aporre il segreto di Stato su determinati eventi nazionali, qualora si verifichino. Ma per snellire ad armonizzare la struttura e renderla più efficiente ed al passo con i tempi è necessario dotarla anche di ulteriori strumenti di sicurezza e controllo, come quelli informatici, per l'appunto. Così, di concerto con l'on. Cicchitto, Lanfranco e Rosato, D'alema è il primo firmatario del nuovo disegno di Legge approdato alla Camera dei Deputati ed affidato alle Commissioni competenti, prima di entrare in Aula. Ciò che viene ribadito è la necessità di razionalizzare l'organismo "attraverso una riorganizzazione che non intacca la capacità operativa del servizio. Non c'è dubbio che uno dei capitoli più importanti è quello di rinnovare il quadro delle risorse umane con l'acquisizione di professionalità e competenze, senza svalorizzare il personale attuale. E' però evidente che i nuovi compiti richiedono nuove professionalità e anche una leva più giovane, che deve essere via via acquisita nel quadro delle compatibilità finanziarie. E questa è un'esigenza che non potremo trascurare" – come affermato dallo stesso D'Alema in una intervista proprio del febbraio scorso. Il Parlamento italiano come il parlamento inglese, dunque. E c'è da giurarci, come i parlamenti del mondo. Nel testo di D'alema c'è anche un passaggio sulle intercettazioni : " Con l'art.12, si propone di modificare l'art.4 del decreto-legge 27 luglio, n.144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n.155, prevedendo che l'autorizzazione ad eseguire intercettazioni preventive debba essere richiesta al procuratore generale presso la corte d'appello di Roma e non più, come stabilisce la norma attualmente vigente, al procuratore generale del distretto in cui si trova il soggetto da sottoporre a controllo ovvero, nel caso in cui sia determinabile, dal distretto in cui sono emerse le esigenze di prevenzione" ... una norma che porebbe interessare più d'uno ultimamente ...

martedì 17 luglio 2012

IMPEACHMENT

L'impeachment è un istituto di origine inglese il cui significato oscilla tra "accusa/stato d'accusa" e "imputazione". Nel nostro ordinamento è preisto dall'art.90 della Costituzione. In sostanza si basa sulla previsione di tutela della comunità tutta sul territorio nazionale contro atti lesivi posti in essere da altre cariche dello Stato. Ma la previsione dell'impeachment - il cui termine può anche riferirsi a"blocco" - può partire anche in vista di un impedimento di un'alta carica istituzionale qualora questa non sia in grado più di esercitare le sue funzioni. E', dunque, proprio questo istituto di impeachment che può generare la difesa e la tutela della "persona istituzionale" qualora sia oggetto di "attacchi politico-giurisdizionali"
Il 4 dicembre1991 l'allora segretario del pds Achille Occhetto, varcò il Rubicone dello scontro con il Quirinale, votando e facendo votare l'impeachment contro l'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. "Il presidente della Repubblica ha violato il dovere costituzionale dell' imparzialità e ha teso ad estendere le proprie prerogative a danno di quelle di altri poteri costituzionali" - così si leggeva nella nota consegnata ai Presidenti di Camera e Senato.
Ma per "onestà" d'informazione si riporta l'articolo dei Repubblica di allora :

Occhetto ha avuto il via libera. A maggioranza, riproponendo gli stessi schieramenti che si erano fronteggiati a Botteghe Oscure, i gruppi parlamentari del Pds hanno approvato la richiesta di impeachment del capo dello Stato. Con i sì di 104 deputati e di 44 senatori, e i no, nel complesso, di 37 parlamentari dell' area riformista. Astenuta la senatrice Gianna Schelotto, mentre Francesco Macis, presidente del comitato per i procedimenti d' accusa, non ha partecipato alla votazione "per motivi di opportunità". Un voto scontato dopo una discussione sofferta. E segnato al Senato dal sospetto di un clamoroso caso di spionaggio. A dispetto della segretezza della riunione, infatti, i cronisti in sala stampa hanno potuto ascoltare "in diretta" il succedersi degli interventi pro e contro la messa in stato d' accusa del presidente della Repubblica. E questo, nonostante che i tecnici del Senato non avessero attivato i meccanismi che regolano gli apparati di ascolto a circuito chiuso. Un mistero, che a tarda sera, nell' ambito dell' inchiesta subito disposta da Giovanni Spadolini su richiesta del gruppo Pds, avrebbe trovato la sua soluzione nella scoperta di un congegno elettronico in grado di trasmettere il dibattito scavalcando la centralina rimasta inattiva e chiusa a chiave in un apposito armadio. E' un motivo di tensione in più nel giorno che ha visto il Pds varcare il Rubicone dello scontro con il Quirinale. E già oggi, al comitato per i procedimenti d' accusa, i commissari della Quercia preannunceranno l' arrivo della denuncia: le 40 cartelle che dopo una "ripulitura giuridico-linguistica" - spiegano a Montecitorio - verranno presentate ai presidenti di Camera e Senato, illustrando la "concatenazione logica e temporale" di atti e comportamenti di Francesco Cossiga "volti intenzionalmente" a modificare la forma di governo. E che nel suo insieme configura - conclude il documento - il reato di attentato alla Costituzione. Non è stata, e non poteva esserlo, una scelta indolore. E per questo Achille Occhetto è andato di persona a difenderne le ragioni all' assemblea dei deputati della Quercia, ribadendo la necessità, per Botteghe Oscure, di assumersi le proprie responsabilità. Prima di lui, era toccato a Giulio Quercini illustrare ai colleghi di gruppo il testo messo a punto poche ore prima. Un dispositivo molto articolato, segnato dall' affermazione che "il presidente della Repubblica ha violato il dovere costituzionale dell' imparzialità e ha teso ad estendere le proprie prerogative a danno di quelle di altri poteri costituzionali". Il "senatore Cossiga" - ha detto Quercini - ha aperto "una crisi istituzionale gravissima, dominata dal pericolo di cambiamento della forma di governo con mezzi non consentiti dalla Costituzione". E per questo il Pds ha imboccato "la via prevista dal nostro ordinamento per affrontare tali situazioni di pericolo, il ricorso all' articolo 90 della Costituzione". Emerge, nel documento presentato da Quercini e Pecchioli, la preoccupazione di sfuggire alla contestazione dell' illegalità dei singoli atti di Cossiga, che è il cuore degli attacchi di questi giorni al Pds, ma anche delle contestazioni di merito dei riformisti di Napolitano. Così la ricostruzione puntigliosa degli atti di Cossiga si intreccia con la sottolineatura che è stato lo stesso capo dello Stato a inquadrare i suoi comportamenti in una strategia, nel disegno esplicitato di preparare un cambio di regime, di aprire anche a colpi di piccone la strada ad un' altra repubblica. In un modo tanto irrituale da spingere lo stesso presidente ad affermare - ricorda il documento, citando un passo di "Cossiga uomo solo" - che "in un paese normale mi avrebbero da tempo mandato a quel paese". Non è bastato questo a convincere i deputati riformisti. La "destra" ha riproposto i suoi dubbi giuridici, ma ha insistito soprattutto sulla portata politica dell' "errore" attribuito ad Occhetto. Non si tratta - ha ammonito Napolitano - di denunciare i rischi di isolamento, su cui farebbe comunque premio la certezza di aver imboccato la strada giusta. Per metter fine davvero ai "comportamenti inaccettabili" del capo dello Stato, sarebbe stato più efficace sforzarsi di costruire anzitutto un arco di forze parlamentari in grado di indurre Cossiga a prendere atto dell' inevitabilità delle sue dimissioni. Alla prova del voto, il no dei riformisti è rimasto tale. Ma Occhetto non ha nascosto di aver "apprezzato" l' intervento di Napolitano, che è tornato a mettere la sordina alle voci su possibili gesti clamorosi della sua area al momento del confronto parlamentare. Il leader del Pds ha sottolineato l' unità di fondo del suo partito, e ha fatto suo l' appello di Napolitano alla "sensibilità" delle forze politiche democratiche "perché si possa risolvere questo problema prima che si entri nella fase decisionale della procedura di messa in stato d' accusa. Chi dice che c' è un' altra via - ha concluso - batta un colpo: ci dica qual è". Mentre alla Camera ci si contava già, a Palazzo Madama l' attenzione era ancora sul "mistero" che ha permesso ai cronisti di sentire Ferdinando Imposimato imputare a Cossiga il rifiuto di testimoniare su Gladio, e Luciano Lama giustificare il suo no avvertendo che Cossiga meriterebbe comunque l' impeachment "non una, ma dieci volte". In sala stampa, girando le manopole delle loro scrivanie, i giornalisti si sono accorti che uno dei sei canali del circuito audio interno trasmetteva, a sorpresa, la discussione "segreta" su Cossiga: una vera "diretta", ma a basso volume, come per effetto di un contatto con un canale attivo. Mentre i coleghi riempivano i taccuini, un giornalista della Dire ha avvisato Tonino Tatò, di quello che stava succedendo, e il direttore dell' agenzia del Pds ha telefonato a sua moglie, la vicepresidente del Senato Giglia Tedesco, che la riunione "segreta" non lo era più. Immediatamente, il capogruppo Ugo Pecchioli ha chiesto a Spadolini l' apertura di un' inchiesta. E a fine riunione, i tecnici hanno compiuto un primo sopralluogo nell' aula della commissione Difesa, prestata nell' occasione al Pds. Di lì a poco, la scoperta della microspia. Chi c' era ad ascoltare? E' difficile dirlo. Ma a Palazzo Madama il dubbio è che in linea ci fosse il Grande Fratello.
STEFANO MARRONI

A volte la storia d'Italia è un pò strana ....

lunedì 16 luglio 2012

Risposta veloce con la "collaborazione" di varie fonti

"Il sorpasso è il nome utilizzato per indicare il superamento del 1987 del PIL italiano rispetto a quello inglese evento che fece diventare l'Italia la quinta più grande potenza economica del pianeta dopo Stati Uniti, Giappone, Germania e Francia"
Il sorpasso fu il risultato del ricalibramento dei metodi di analisi statistica del governo italiano e anche del picco della politica di indebitamento pubblico dei governi degli anni ottanta (guidati da Bettino Craxi e dai suoi alleati della Democrazia Cristiana) che favorirono prestiti su larga scala di denaro pubblico sia a esperti uomini d'affari che a generici clienti.
Ci fu un altro sorpasso nel 1991 ma venne poi stimato al ribasso per via del disavanzo pubblico italiano.
Nel 1999 Governo D'alema, Ciampi Ministro Tesoro, Amato indipendente, si ha il contenimento del debito pubblico e l'ingresso nell'Euro. Manovra in seguito considerata forzata.
"Un nuovo "sorpasso" del Pil italiano rispetto a quello britannico, proprio come quello del 1987, si è verificato nel 2009. Già nel marzo 2009 si era consumato un primo sorpasso italo-inglese: quello del reddito pro capite, riportato con enfasi dall'Economist: secondo le stime dell'Economist intelligence Unit, misurando il Pil a cambi correnti, nel 2009 la Gran Bretagna era scesa al 12º posto nell'Europa a 15, seguita solo da Spagna, Grecia e Portogallo, mentre l'Italia era all'11º posto. Ma, rispetto al 1987, questa volta il sorpasso è più significativo, perché solo nel 2007 il Pil pro-capite della Gran Bretagna era di 46.030 sterline, il 27% in più rispetto a quello italiano (36.140 sterline. Tuttavia, secondo l'Economist, «la caduta della sterlina del 29% dai suoi massimi di gennaio 2007 ha cambiato la situazione» e, grazie al rafforzamento dell'euro rispetto alla sterlina, si è verificato il sorpasso: nel 2009 gli italiani produrranno 35.390 euro a testa, contro i 32.890 euro pro capite degli inglesi. Qualche mese più tardi, si è poi verificato anche il sorpasso del Pil nominale".....

Nota politica :
Pierluigi Bersani dal 18 maggio 1996 al 22 dicembre 1999 ricopre la carica di Ministro dell'Industria, del Commercio, dell'Artigianato e del Turismo nel Governo Prodi I.Dal 23 dicembre 1999 al 3 giugno 2001 ricopre la carica di Ministro dei Trasporti e della Navigazione.
Dal 17 maggio 2006 all'8 maggio 2008 ha ricoperto la carica di Ministro dello Sviluppo Economico nel Governo Prodi II.
Il 4 luglio 2006 emana il Decreto Bersani (2007), convertito definitivamente in legge il 6 luglio 2006. Le tematiche del decreto, detto anche "decreto sulle liberalizzazioni" tocca molti settori, da quello del mercato, alla tutela dei consumatori e anche quello dell'evasione fiscale. Il 31 gennaio 2007 un secondo decreto, convertito in legge il 2 aprile 2007 amplia le liberalizzazioni e le tutele dei consumatori.



venerdì 6 luglio 2012

#PD Senato presenta interrogazione #Governo

Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-02963 presentata da FELICE CASSON
mercoledì 4 luglio 2012, seduta n.757
CASSON, FINOCCHIARO, ZANDA, LATORRE, ADAMO, ADRAGNA, AGOSTINI, AMATI, ANDRIA, ANTEZZA, ARMATO, BARBOLINI, BASSOLI, BASTICO, BERTUZZI, BIANCO, BIONDELLI, BLAZINA, BONINO, BOSONE, BUBBICO, CABRAS, CARLONI, CAROFIGLIO, CECCANTI, CERUTI, CHIAROMONTE, CHITI, CHIURAZZI, COSENTINO, CRISAFULLI, D'AMBROSIO, DE LUCA Vincenzo, DE SENA, DEL VECCHIO, DELLA MONICA, DELLA SETA, DI GIOVAN PAOLO, DONAGGIO, D'UBALDO, FERRANTE, FILIPPI Marco, FIORONI, FOLLINI, FONTANA, FRANCO Vittoria, GALPERTI, GARAVAGLIA Mariapia, GARRAFFA, GHEDINI, GIARETTA, GRANAIOLA, ICHINO, INCOSTANTE, LEDDI, LEGNINI, LIVI BACCI, LUMIA, MAGISTRELLI, MARCENARO, MARCUCCI, MARINARO, MARINI, MARINO Ignazio, MARINO Mauro Maria, MARITATI, MAZZUCONI, MERCATALI, MICHELONI, MONACO, MONGIELLO, MORANDO, MORRI, MUSI, NEGRI, NEROZZI, PAPANIA, PASSONI, PEGORER, PERDUCA, PERTOLDI, PIGNEDOLI, PINOTTI, PORETTI, PROCACCI, RANDAZZO, RANUCCI, ROILO, ROSSI Paolo, RUSCONI, SANGALLI, SANNA, SCANU, SERAFINI Anna Maria, SIRCANA, SOLIANI, STRADIOTTO, TOMASELLI, TONINI, TREU, VIMERCATI, VITA, VITALI, ZAVOLI - Ai Ministri della giustizia, degli affari esteri e della difesa - Premesso che:

nella seduta pomeridiana del 31 maggio 2012, l'intero gruppo del Partito Democratico del Senato ha presentato una interpellanza al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri, della giustizia e della difesa (2-00477), in riferimento alle incresciose vicende connesse al cosiddetto armadio della vergogna, che per decenni ha tenuto nascosti i crimini nazifascisti risalenti alla seconda guerra mondiale, che hanno causato circa 15.000 vittime (oltre ad altre 15.000 vittime circa, in massacri i cui resoconti neanche finirono in quell'armadio: Massa Lombarda, Saonara, Trasaghis, Bologna, Arezzo, Onna, eccetera);

con l'interpellanza, oltre a cercare di impegnare il Governo in un'opera di trasparenza e di comunicazione di tutti i dati e di tutte le notizie, si chiedeva al medesimo anche di attivarsi al fine di risolvere la questione dei mancati risarcimenti per le vittime italiane delle stragi nazifasciste;

ancora tanti sono i dubbi ed i problemi non risolti, tra cui quello relativo alla mancata esecuzione delle pene dell'ergastolo inflitte dai tribunali militari italiani ad oltre venti cittadini stranieri, ex militari tedeschi, residenti all'estero;

considerato che:

alla fine del 2010 gli ergastolani condannati con sentenza definitiva dai tribunali militari italiani erano 21. Nel frattempo ne sono morti 6. I procuratori militari italiani che avevano condotto e stanno conducendo inchieste difficoltosissime, dati quasi settanta anni trascorsi dai fatti, e assai costose, al fine di ottenere l'esecuzione della pena, hanno compiuto tutti gli atti necessari attraverso Interpol e i rituali canali ministeriali. La Germania, però, non ha quasi mai risposto e in qualche caso si è limitata a comunicare che non si poteva ottemperare dato che si trattava di processi (quelli italiani) celebrati in contumacia;

nel 2009 il procuratore generale militare presso la Corte d'appello, Fabrizio Fabretti, all'apertura dell'anno giudiziario della magistratura militare che si tiene intorno alla metà del mese di febbraio, si rivolse al Ministro della difesa pro tempore, La Russa, chiedendo un intervento del Governo per questa situazione paradossale. Nemmeno lui, però, ricevette dal Governo alcuna risposta;

nel 2010, sempre il procuratore generale militare citato riformulò la richiesta al Ministro della giustizia pro tempore, Alfano, anche in questo caso senza ottenere alcun risultato;

i successivi procuratori generali militari sono tornati sull'argomento nel 2011 e nel 2012. La risposta è stata soltanto il silenzio;

rilevato che:

le norme europee prescrivono che le sentenze di condanna alla reclusione emesse da uno Stato membro devono essere rispettate, secondo una procedura ben nota, quanto meno facendo scontare, previa delibazione, la pena ai cosiddetti arresti domiciliari, trattandosi di persone in età assai avanzate, nel loro Paese;

si è sempre trattato di processi svoltisi ritualmente, secondo le norme del codice italiano, per di più alla presenza di funzionari dell'ambasciata tedesca. Ci sono state anche molte assoluzioni. E ciò, da una parte, conferma che tali processi si sono celebrati senza alcun pregiudizio, dall'altra, che ne è scaturita una vera e propria ulteriore ingiustizia, in quanto coloro che sono stati ritenuti colpevoli vengono ora, di fatto, trattati come innocenti;

inoltre, va ricordato che ci sono altre sentenze definitive in arrivo (Fivizzano, circa 500 vittime, Padule di Fucecchio, 184 vittime), oltre che alcune inchieste ancora in corso, come quella sul massacro di Borgo Ticino (con 12 vittime), dove agirono a fianco dei nazisti elementi della 10ª MAS, mentre a Fivizzano furono le brigate nere a sostenere gli uomini di Hitler. In questi giorni si è tenuta l'udienza preliminare a carico di uno dei massacratori, reo confesso, di militari italiani a Cefalonia;

è assolutamente inaccettabile che in un Paese civile, come l'Italia, avvengano, circondati dal più assoluto silenzio, fatti di eccezionale gravità come questi;

è assolutamente inaccettabile che non si voglia alzare la coltre del silenzio che avvolge ancora l'armadio della vergogna. Sembra quasi che i decenni (e la storia) siano passati invano,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti testè illustrati;

quanti e quali provvedimenti restrittivi della libertà personale risultino essere stati emessi dalla magistratura militare italiana nei confronti dei responsabili delle stragi nazifasciste, sia come provvedimenti cautelari, sia a seguito di sentenza definitiva;

quanti e quali di questi provvedimenti risultino essere stati trasmessi all'autorità tedesca;

quale risulti essere stata la risposta dell'Autorità tedesca;

in caso di risposte negative, quali iniziative il Governo intenda assumere per la riaffermazione della giustizia ed il rispetto dei provvedimenti giurisdizionali italiani citati.

martedì 3 luglio 2012

Grande !


Grande web talk su Googleplus con i giornalisti Gianni Riotta, Matteo Bordone, Massimo Razzi, Francesco Cundari, Filippo Sensi, Tonia Mastrobuoni e l'onorevole Pier Luigi Bersani, Segretario del Partito Democratico, in diretta Tv youdem - la Tv del Partito Democratico. Un'idea che innova la comunicazione politica avvicinandola ad un rapporto sempre più diretto con le istanze sociali e sempre più lontano dalle vecchie strutture della dirigenza e del potere. La tecnologia porta con sè la democrazia. Molto bene l'onorevole Bersani che mostra di dominare il mezzo anche meglio di quel grande comunicatore che è stato Berlusconi. Impara l'arte e .... usala al momento opportuno !!

Che fine hanno fatto ?



Enrico La Loggia, deputato Pdl, nel corso del dibattito nell'Aula della Camera dei Deputati sulla spending review, ha proposto un ordine del giorno nel quale invita il Governo a recuperare ben 20 miliardi di spesa pubblica degli anni passati di cui non se ne sa più niente.
L'onorevole La Loggia ha evidenziato che nel 2000 sono stati spesi 87 miliardi per la Pubblica Amministrazione e che in 10 anni tale spesa è lievitata di ben il 55% - nel 2010, 137 miliardi - a dispetto delle previsioni ISTAT dell'aumento del 15% di spesa.
Si chiede legittimamente l'onorevole ex maggioranza di governo : "Che fine hanno fatto gli altri 40 miliardi versati e non previsti? In quali tasche sono finiti?"
Se non lo sa lui .....
Comunque l'onorevole La Loggia (PdL) ha concluso chiedendo al governo se non sia il caso di prevedere, nel decreto sviluppo prossimo, il recupero di tale cifra di 40 miliardi per farne beneficiare i cittadini con una minore imposta di tasse .... molto generoso da parte sua.
I dati sono certificati anche dalla CONSIP

venerdì 29 giugno 2012

Segretario sei l'unica alternativa : rappresenti il #PD

@pbersani : In una ristrutturazione sociale e civile #riscossacivica servono le persone giuste al posto giusto indicate da un partito che aspira a guidare la società e che per questo sceglie gli elementi migliori che possano esprimere quell'intenzione di rinnovamento per cui il partito è stato votato.

mercoledì 20 giugno 2012

LA COMUNICAZIONE PUBBLICA

Solo agli inizi degli anni Novanta al tema della comunicazione pubblica sono state dedicate ed intitolate analisi giuridiche - basti appena ricordare il Rapporto Giannini per la riforma della pubblica amministrazione e l'istituzione della Commissione Nigro ["dal riconoscimento della cittadinanza politica inizia a seguire il riconoscimento della cittadinanza amministrativa" S. Cassese]- nelle quali per lo più si tratta dell'argomento come un ambito pivilegiato per richiamare le problematiche del diritto all'informazione, come "nuovo diritto sociale", oltre che strumento indispensabile per una democrazia compiuta. Il cittadino viene considerato un interlocutore indispensabile nel rapporto con l'autorità. Questi contributi, anche se sporadici, danno il senso di come un passo avanti per la qualificazione del fenomeno della informazione pubblica come comunicazione, ossia come rapporto bidirezionale e paritario, sia compiuto trattando della circolazione delle informazioni che riguardano l'apparato pubblico ed in particolare quello amministrativo. Occorre però da subito avvertire che, se certamente è indispensabile una disamina delle situazioni soggettive coinvolte, sembra invece insufficiente definire la comunicazione pubblica come l'attività con cui i soggetti pubblici diffondono la loro immagine. L'introduzione dell'espressione "immagine", o "immagine globale", interessa solo se connessa al problema più articolato della riconoscibilità delle istituzioni. Dunque non sono solo la "reputazione" o la "visibilità" ad entrare in gioco. E’ il riferimento autorevole e riconosciuto che fa la differenza, il rimando a quell’Ente come tratto distintivo di un’appartenenza in termini culturali e di fonte.

giovedì 14 giugno 2012

L'Italia avrebbe meritato di più

Le politiche per il lavoro in Italia, sono state prevalentemente caratterizzate da poco incentivo alla crescita e allo sviluppo, sostanzialmente molto concentrato in alcuni settori o nicchie. Infatti dal dopoguerra ad oggi sono cresciuti solo alcuni comparti che sono punte di diamante come moda, enogastronomia, motori e turismo. Ma lo sviluppo economico e industriale non è stato omogeneo. Ciò è dipeso in primo luogo dalle diseguaglianze territoriali, certamente ma, anche e soprattutto, dal fatto che la classe imprenditoriale, inizialmente molto timorosa, si è concentrata sulla solidità aziendale(giustamente), ripiegando su se stessa e andando ad utilizzare i settori collaterali di produzione (fornitori di materiali e servizi….) dove via via più conveniva, lasciando al terreno selvaggio l’ambito dell’intermediario. Nè lo Stato Italiano ha fatto molto per correggere questa tendenza limitandosi a tamponare le falle ogni volta che si aprivano con interventi senza alcuna prospettiva di futuro.

Ma la cosa che più di tutte ha segnato l’economia italiana sono le politiche di ”sostegno a pioggia” attuate dagli anni settanta in poi. Politiche che mascheravano la necessità di consensi. Una visione tanto miope ci impedisce oggi di poter vivere di “rendite economiche” persino nelle nicchie di eccellenza.

Assistenzialismo se non addirittura “rilancio al ribasso” (per guadagnare sul debito, tra l’altro, rifinanziando il default senza soluzione di continuità) hanno reso impossibile al nostro paese di godere di quell’ampio, amplissimo, respiro europeo e competitivo come avrebbe a ben ragione meritato. La concorrenza agguerrita dei paesi come Germania, Francia, Inghilterra hanno ulteriormente segnato il passo dell’Italia, che avrebbe meritato molto di più. Il tutto è stato condito dalla poca affezione e passione della classe politica concentrata prevalentemente sull’immediato bisogno di far cassa e suddivisa, frastagliata, più o meno in guppi di potere e/o interesse.

Tweet per rafforzare il legame con i figli

Un'agenzia di marketing inglese - Euro RSCG - ha trovato il tempo per studiare come l'elettronica digitale, i mezzi di comunicazione di Internet ed i social-network stanno influenzando i genitori uomini.
Diviso il numero dei papà in due gruppi denominati Digital Media Dads (papà tecnoligizzati) e Joes (papà in stile vecchio modello), hanno trovato alcune interessanti differenze tra i due gruppi. Per quanto riguarda tweeting, il 43% dei papà digitali (contro solo il 27% dei Joes media) ritengono che la tecnologia digitale e di intrattenimento rende il legame con i figli adolescenti più forte.

mercoledì 13 giugno 2012

Scuola, ecoimpact, trasparenza, technologic ..

Il nodo cruciale della pubblica amministrazione è ormai diventato il capitolo sugli appalti. La trasparenza vi trova il suo impasse, il suo scoglio. Dove si è andato ad infrangere il sogno della Pa efficiente e vicina al cittadino : sulla discrezionalità, sui meccanismi di aggiudicazione, sui crediti, sui debiti, sulle erogazioni, sulle centinaia di miliardi sui quali poggia il sistema di erogazione dei fondi, sui pagamenti degli stipendi ma soprattutto sulle capacità decisionali che avrebbero richiesto una società molto più avanzata delle sue leggi. Il vero iato italiano è tra il tentativo di "altezza" di alcune leggi, delle intenzioni del legislatore e la realtà dei fatti, dell'ambiente, delle persone, del contesto. Leggi e società non vanno d'accordo, non hanno lo stesso passo. Dicevo qualche tempo fa. Ebbene vorrei continuare aggiungendo che tutto questo si può combattere solo con investimenti nella scuola, la quale anderebbe articolata molto meglio di quanto oggi non sia, adeguata ai tempi, alle tecnologie sempre più sviluppate, alla realtà della società sulla quale va e andrà ad incidere il suo più o meno operato di servizio di sviluppo culturale e operativo del paese. Ma soprattutto il rilassamento del sistema economico ed etico del paese, di qualunque paese, si può combattere con investimenti nel settore della ricerca, per la creazione e consolidamento di alcune branche di lavoro e settori sociali, per l'applicazione ed implementazione delle moderne tecnologie, per la velocizzazione dei processi di miglioramento ed efficienza dell'organizzazione civile, per la sostenibilità dell'impatto ecoambientale. Scuola e Ricerca sono assi portanti che possono influire sul miglioramento della PA, sulla sua trasparenza ed effettività d'azione, sulla concretezza e correttezza dei sistemi per il cittadino. Ecco anche perchè è veramente importante premiare il merito. Non si può sempre procedere sull'appiattimento dei settori di specializzazione sui quali fondano la fiducia ed il progresso delle strutture economiche. E' necessario promuovere le naturali tendenze alla specificità, alla passione, all'eccellenza. Ciò però non vuol dire, come si faceva un tempo, lasciare indietro chi non ha naturali abilità, chi non brilla per merito, ciò che non eccelle. E' importantissimo oggi invece che tutti i soggetti, persone, enti, istituzioni, siano coinvolti nel processo di passaggio del nostro mondo verso il terzo millennio che si annuncia molto più problematico dei precedenti ma anche molto più tecnologizzato e per questo molto proiettato verso un futuro di ordine sociale più giusto e più equo per tutti.

lunedì 11 giugno 2012

Prezzi accessibili per moderni servizi energetici è il prerequisito indispensabile per il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile come obiettivo del terzo Millennio.



Fonti nuove e rinnovabili di energia possono svolgere un ruolo cruciale nel fornire il necessario accesso a sistemi di energie ecosostenibili accelerando lo sviluppo economico e sociale, creando nuove opportunità di lavoro, riducendo le emissioni di gas serra, migliorando la qualità della vita. L'aumento della domanda di energia globale richiede maggiore cultura verso la diversificazione energetica mondiale. Queste sono premesse fondamentali per resettare l’ambiente del terzo millennio, già contenute, tra l’altro, anche nella dichiarazione di Stoccolma sottoscritta da tutti i governi mondiali nell’ormai lontano 1972.
Oggi l’utilizzo e la distribuzione capillare di fonti di energie rinnovabili è ancora molto bassa, nonostante il grande potenziale in termini di risparmio economico e ambientale, anche a causa degli alti costi di molte tecnologie connesse per l’erogazione e la fruibilità. E' quindi della massima importanza finanziare la ricerca e lo sviluppo per l’implementazione ed il trasferimento della così detta green economy che senza dubbio può aumentare la competitività economica dei paesi in via di sviluppo e rendere la vita sul pianeta certamente più ecosostenibile. La prossima conferenza sullo sviluppo sostenibile (UNCSD), denominata anche Rio+20, in quanto cade a 20 anni di distanza dal Vertice della Terra di Rio de Janeiro UNCED del 1992, dovrà certamente fare i conti con, da un lato, la necessità di favorire politiche in grado di stimolare la richiesta di energie alternative, attraverso investimenti pubblici e privati a livello locale, nazionale e internazionale e quindi incoraggiare partenariato pubblico-privato e la cooperazione internazionale, dall’altro lato, però, dovrà tenere conto della forte crisi economica che sta attraversando ogni angolo del pianeta.

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1997, risoluzione 62/197, ribadì la necessità dell’attuazione del piano sottoscritto nel Vertice mondiale sullo Sviluppo Sostenibile (Piano di attuazione di Johannesburg) nel quale si incoraggiavano anche iniziative volte a promuovere l'accesso all'energia alternativa per i paesi più poveri migliorando così l'efficienza energetica e la conservazione umana e ambientale utilizzando un mix di tecnologie disponibili. L'Assemblea riconobbe, inoltre, il contributo notevole delle fonti nuove e rinnovabili di energia per la riduzione dei gas a effetto serra e per affrontare il cambiamento climatico. Un "New Deal verde" globale potrebbe essere un modo molto promettente verso una futuro sostenibile anche dal punto di vista della sicurezza economica, sociale e ambientale. Un tale accordo globale dovrebbe comprendere pacchetti nazionali di sostegno "verde" in paesi sviluppati e in via di sviluppo, puntando in particolare a quelli più poveri e vulnerabili, anche per prevenire la contrazione delle loro economie, e favore il coordinamento delle politiche internazionali e dei programmi di collaborazione tra i governi mondiali.
‘Le attività umane stanno avendo un impatto crescente sulla integrità degli ecosistemi che forniscono risorse e servizi essenziali per il benessere umano e attività economiche. La gestione della base di risorse naturali in modo sostenibile ed integrato è essenziale per lo sviluppo sostenibile. A questo proposito, per invertire l'attuale tendenza al degrado delle risorse naturali il più presto possibile, è necessario attuare strategie che dovrebbero includere obiettivi adottati a livello nazionale e, se del caso, a livello regionale per la protezione degli ecosistemi e per realizzare una gestione integrata del suolo, risorse idriche e di vita, rafforzando nel contempo le capacità regionali, nazionali e locali. Questo comprende azioni a tutti i livelli’.
E’ il contenuto di uno degli enunciati fondamentali dell’Agenda Mondiale 21 stilata a Rio de Janeiro nel 1992 dai paesi allora aderenti. Si attende ora l’esito del vertice in programma sempre a Rio de Janeiro a partire dal prossimo 20 giugno, per risoluzioni e decisioni ormai non più procrastinabili.
Bianca Clemente

sabato 9 giugno 2012

Ecologia: maglia rosa al Molise nella produzione rifiuti


“Pensare ecologico” “Green economy” “Ecologicando” sono solo tre e esempi delle terminologie entrate nel linguaggio comune. L’ambiente ci assilla perché siamo ormai consapevoli di vivere in un sistema altamente inquinato. Invertire il trend verso un’organizzazione di vita più ecologica e compatibile con l’ambiente è complicato oltre che dispendioso. Il dato più rilevante è che crescono i rifiuti urbani,senza soluzione di continuità, soprattutto perché aumenta la popolazione ma non aumentano le politiche di smaltimento e raccolta differenziata. E’ il primo dato del 'rapporto rifiuti urbani' dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale): i rifiuti urbani raggiungono nel 2010 i 32,5 milioni di tonnellate, l'1,1% in più rispetto all'anno precedente. La crescita della produzione di spazzatura, fa notare l'Ispra, è ''in controtendenza rispetto alla leggera contrazione degli anni passati''.
L’incremento maggiore è delle regioni del Centro con un più 1,9%, seguite da quelle Settentrionali con più 1,3%, poi le Meridionali (più 0,4%). Eppure la Campania, osserva l'Ispra, ''da tempo è tra le regioni italiane maggiormente in difficoltà, produce 478 kg a testa di rifiuti solidi (più 11 kg sul 2009).
Nelle regioni centrali ogni abitante ha prodotto nel 2010, 9 kg di rifiuti in più rispetto all’anno precedente. Prima per produzione pro-capite è l'Emilia Romagna con 677 kg, un dato che la dice lunga sul momento difficile che sta vivendo la nostra bellissima regione; segue la Toscana (670 kg a testa), la Val D'Aosta (623 kg), la Liguria (613 kg) e il Lazio (599 kg). La maglia rosa dell’eccellenza va, udite udite, al Molise. Con i suoi 413 kg di rifiuti a testa registra un calo di 13 kg in meno sul 2009). Invece i Lucani hanno la produzione più bassa con 377 kg pro-capite. Il fenomeno è esponenziale e sta deflagrando anche a causa dell'eccessivo incremento demografico concentrato in alcuni luoghi e capoluoghi. Basterebbe andare a controllare il trend di costruzione di case per individuare dove insiste la cattiva gestione dei rifiuti. Le politiche da attuare sono quelle di una più razionale redistribuzione dei siti abitativi pensati logicamente unitamente ad una ben organizzata raccolta dei rifiuti oltre ad una attenta gestione della differenziata, magari da attuare con il porta a porta.
Quanto agli inceneritori, che pure hanno una loro utilità strategica e gestionale, al 2010 gli impianti di incenerimento operativi sono 50, per 5,2 milioni di tonnellate bruciate (16,1% del totale dei rifiuti prodotti). Il 56% di questi sono al nord, in particolare, in Lombardia (13 impianti) e Emilia Romagna (8 impianti). Al centro operano in totale 13 impianti, 9 al sud. In Campania ce ne sono almeno 2 ma non sono operativi o a pieno regime.
La raccolta differenziata nel 2010 è stata di 189 kg per abitante. Mentre il nord sfiora il 60%, il centro e il sud sono a quota sopra il 30%: il Lazio è al 16,5%.
Il Veneto è la regione più attiva nella differenziata, con una percentuale del 58,7% (+1,2% sul 2009), seguita dal Trentino Alto-Adige (57,9%) e dal Piemonte (50,7%).
Al centro prima le Marche con 39,2% (+9,5%); segue la Toscana (36,6%, +1,4%), l'Umbria (32%) e il Lazio (16,5%).
Al sud, in Campania la differenziata arriva al 32,7% , con picchi oltre il 50% a Salerno e ad Avellino, le provincie in tal senso più virtuose su tutto il territorio nazionale; la differenziata a Napoli città ha raggiunto il 26,1% (+1,7 sul 2009).
Al nord sono riciclati 262 kg per abitante, 166 kg al centro e i sud ''per la prima volta'' supera i 100 kg a testa sul dato complessivo. Questi pochi dati dovrebbero far riflettere sulle priorità d'intervento a capo del governo locale e/o nazionale.
Ma parlare di ecologia non vuol dire solo un attento, anzi direi attentissimo, occhio ai rifiuti, e relative problematiche, vuol dire soprattutto cultura e cambio di mentalità. Non basta andare in bicicletta, cosa assolutamente salutare e da perseguire in tutti i modi, vuol dire cominciare a considerare di cambiare lo stile di vita individuale andando ad incidere sulle fasce d’età e possibilità per ciascuno di assumere atteggiamenti più “ecocompatibili” : un anziano non può andare in bicicletta, non la maggior parte almeno, e avrà difficoltà a modificare molte abitudini; stessa cosa per la lavoratrice o il lavoratore che deve raggiungere il posto di lavoro magari a lunga distanza, lo stesso vale per il giovane che può risultare poco attento alla differenziazione dei rifiuti. E’ un problema di convinzione e educazione. Nel microsociale vale ancora e molto il fattore cultura e scuola. I macro problemi, invece, possono essere risolti con le politiche governative come: maggiore attenzione ai cicli di smaltimento delle imprese, più incentivi al fotovoltaico ed alle tecnologie per eliminare tutti quei passaggi di produzione inquinanti.
Riconversione, coinvolgimento, sviluppo di sistemi alternativi sono ormai imprescindibili nel moderno mondo post-post-industrializzato.


mercoledì 6 giugno 2012

TWITTER SENZA DELEGA

Mentre l’America guidata dal tecnologico-democratico Obama, tenta il tutto per tutto per il controllo dei social network, percependone le potenzialità come un segugio da transistors, e si prepara al World Conference on International Telecomunications di Dubai, la Russia, l’Onu ed in genere l’Europa cercano di attenuare l’importanza e le mire espansionistiche della rete delle reti, non potendone riconoscere l’importanza fondamentale nel moderno mondo globalizzato. Alle economie europee, ai mercati finanziari, ai consolidati regimi di potere, Internet in genere fa paura : è sfuggevole, ancora molto, e ciò non va bene. La politica, nonostante i notevoli passi in avanti, non cavalca bene l’onda lunga della comunicazione via web2.0. Non riesce a padroneggiare la nuova comunicazione perchè sovverte i vecchi equilibri di potere, richiede un cambio di passo e di linguaggio. Trasparenza un tempo era considerata un’attitudine da praticare con parole in chiaro attraverso un codice di comune comprensione, che poi il politico cercava, invece, di mascherare per assumere un linguaggio specialistico al fine di lasciarsi spazi di manovra ideale per modificare all’occorrenza, per qualunque evenienza, l’enunciato. (Ciò che negli ultimissimi tempi si fa con le leggi, in pratica!)
Internet, invece, se da un lato richiede chiarezza d’idee ed una, seppur minima, cultura di fondo, dall’altro usa un linguaggio criptato che pochi esperti ancora padroneggiano.
A fronte di questa verità ve n’è un’altra che rende la rete ancora un oscuro oggetto di desiderio da guardare con occhio critico: insiste nella parzialità e parcellizzazione di nicchie e settori. Piccoli o comunque ridotti, gruppi d’interesse divisi per aree tematiche e professionali che non fanno la totalità dei consensi. Dall’organizzazione si passa alla metodologia sistemica: una fatica non a tutti gradita.
Twitter, come facebook, come altri social network, sono piazze, di più o meno piccoli paesi, dove tutti partecipano ma dove non vi è un vero referente politico intermediario, le idee che ne vengono fuori sono idee di cittadini e di politici dai connotati lobbistici. Nessuno prende il sopravvento su nessuno perché non esiste un potere decisionale, un arbirtro per le controversie. Il social network è ancora fuori dall’organizzazione politica e non è ancora capillare mentre la politica permane nella sua autoreferenzialità, insiste sul problema degli accordi tra parti in causa da non specificare nei minimi dettagli: non si può lasciar decidere a twitter o fb, la politica perderebbe il controllo.

mercoledì 30 maggio 2012

I lavori preparatori del Dl sulla riduzione del finanziamento pubblico ai partiti

Norme in materia di riduzione dei contributi pubblici in favore dei partiti e movimenti politici, nonché misure per garantire la trasparenza e i controlli dei rendiconti dei medesimi. Delega al Governo per l’adozione di un testo unico delle leggi concernenti il finanziamento dei partiti e movimenti politici e per l’armonizzazione del regime relativo alle detrazioni fiscali



QUESTO IN SOSTANZA IL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA, AGGIORNATO AL 10 MAGGIO 2011, CI SONO LIEVI MODIFICHE CHE ORA SONO DEPOSITATE AL SENATO PER L'ESAME.
IL CONTENTO DI QUESTO POST E' DIRETTAMENTE TRATTO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI



Contenuto
Il provvedimento in esame modifica la disciplina dei contributi pubblici in favore dei partiti e movimenti politici, nonché quella delle misure per garantire la trasparenza e i controlli dei rendiconti dei medesimi. Le disposizioni sono corredate di due deleghe al Governo finalizzate – rispettivamente – all’adozione di un testo unico delle leggi concernenti il finanziamento dei partiti e movimenti politici e all’armonizzazione del regime relativo alle detrazioni fiscali.


La riduzione dei contributi


L’articolo 1 disponela riduzione del 50% dei contributi a carico dello Stato in favore dei partiti politici (anche per quelli in corso di liquidazione). A tal fine viene stabilito (comma 1) un tetto pari a 91.000 euro annui; si tratta di una somma corrispondente esattamente alla metà dello stanziamento del fondo relativo alle spese elettorali per il 2012 (182.349.705 euro) appostato nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze (cap. 1638). Si stabilisce, inoltre, che il tetto di spesa così determinato è corrisposto per il 70% (63,7 mln) a titolo di rimborso delle spese elettorali e di contributo per l’attività politica; per il restante 30% (27,3 mln) è erogato a titolo di cofinanziamento, secondo ladisciplina dell’art. 2. (Proposta Pd)


Sono apportate, dunque alcune innovazioni di rilievo alla disciplina vigente:

§ viene posto un tetto predefinito ai contributi, mentre attualmente l’ammontare dei fondi è variabile;

§ la contribuzione ai partiti, ora interamente assorbita dai rimborsi elettorali verrebbe erogata in due parti, la prima ancora a titolo di rimborso, la seconda a titolo di cofinanziamento, ossia di partecipazione proporzionale dello Stato alla capacità di autofinanziamento dei partiti (vedi oltre art. 2);

§ anche la parte di contribuzione che rimane disciplinata dalla legge vigente (il 70%) viene erogata non solo quale rimborso per le spese elettorali, ma anche quale contributo per l’attività politica.

Conseguentemente alla definizione dell’ammontare complessivo di cui al comma 1, si provvede a determinare anche l’ammontare di ciascuno dei quattro fondi che attualmente alimentano l’erogazione dei rimborsi elettorali, uno ciascuno per le elezioni della Camera, del Senato, del Parlamento europeo e dei consigli regionali. Attualmente l’importo dei fondi, per ciascun anno di legislatura, è determinato dal prodotto di 1 euro per ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali per le elezioni della Camera (art. 1, co. 5, della L. 157/1999). Il comma 2 fissa invece in 15,925 mln di euro (un quarto di 63,7 mln) l’ammontare di ciascun fondo.

La riduzione operata dai commi 1 e 2 assorbe quelle intervenute nel corso degli ultimi anni (che hanno ridotto i contributi di circa il 30%): Vengono di conseguenza abrogate le disposizioni recanti tali riduzioni: sia la riduzione già in vigore introdotta dalla legge finanziaria 2008, sia quelle che dovranno applicarsi a partire dalle prossime elezioni (comma 4).

La legge finanziaria 2008 ha ridotto di 20 milioni di euro a decorrere dal 2008 l’autorizzazione di spesa destinata all’erogazione dei rimborsi ai partiti e movimenti politici delle spese elettorali e referendarie, di cui alla L. 157/1999 (L. 244/2007, art. 2, co. 275) .

Successivamente, l'art. 5, comma 4, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 ha ridotto (a partire dalla prossima legislatura) del 10% l'importo di 1 euro che, ai sensi del già ricordato art. 1, co. 5, della L. 157/1999, deve essere moltiplicato per il numero di iscritti nelle liste elettorali per le elezioni della Camera, al fine di determinare l'ammontare dei fondi per i rimborsi, per ciascun anno di legislatura. Inoltre, la stessa norma ha abrogato la disposizione che consente il versamento delle quote annuali anche in caso di scioglimento anticipato del Senato o della Camera. Anche questa disposizione sarebbe dovuta entrare in vigore a partire dalla prossima legislatura.

Il D.L. 98/2011 (art. 6) ha apportato un'ulteriore riduzione del 10% al suddetto importo, che si viene a cumulare alle due riduzioni sopra ricordate in modo da raggiungere una riduzione complessiva del 30%. In effetti, anche la prima riduzione, nel 2008, che interveniva in termini assoluti (20 milioni) e non percentuali, ha avuto l’effetto di una riduzione di circa il 10%. Come per la riduzione del 2010, anche quella disposta dal D.L. 98/2011 non incide sull’ammontare dei rimborsi destinati ai comitati promotori dei referendum e troverà applicazione a decorrere dal primo rinnovo del Senato, della Camera, del Parlamento europeo e dei consigli regionali successivo alla data di entrata in vigore del decreto-legge. Viene, invece, anticipata l’abrogazione della disposizione che consentiva il proseguimento del versamento dei contributi anche in caso di scioglimento anticipato.

Le abrogazioni sopra citate sono collegate all’entrata in vigore del provvedimento. Infatti, ai sensi del comma 3, le modifiche e la riduzione introdotte dall’articolo 1 si applicano a decorrere dal primo rinnovo di ciascuno degli organi per i quali sono erogati i contributi (Camera, Senato, Parlamento europeo, consigli regionali). Pertanto, si rende necessaria l’abrogazione di tali disposizioni, altrimenti le riduzioni operate da queste si sommerebbero a quelle introdotte dall’articolo in esame.

Tuttavia, poiché le abrogazioni delle riduzioni avrebbero un effetto di paradosso di aumento dell’importo delle rate in liquidazione riferite alle elezioni degli anni passati, viene dettata una disciplina transitoria (comma 6) per l’erogazione delle rate dei rimborsi relativi alle elezioni svoltesi dal 2008 e 2011: l’importo relativo è ridotto prima del 10%, corrispondente alla riduzione già operata dall’art. 2, co. 275 (abrogato dalla pdl in esame) della legge finanziaria 2008, poi del 50%, equiparando così la riduzione delle rate in liquidazione a quelle a regime.


Il comma 4, (lettera d) abroga anche la disciplina relativa al rimborso da attribuire ai partiti e movimenti politici in relazione alle spese sostenute per le campagne elettorali nella circoscrizione Estero (commi 1-bis e 5-bis dell’articolo 1 della legge n. 157 del 1999).

Per il rimborso a partiti delle spese sostenute in campagna elettorale nella circoscrizione Estero è previsto l’incremento dell’ammontare dei due fondi relativi alle spese elettorali per il rinnovo del Senato e della Camera nella misura dell’1,5 per cento, destinando le somme relative all’erogazione del rimborso per le elezioni politiche nella circoscrizione Estero (L. 157/1999, art. 1, commi 1-bis e 5-bis). Tali gli importi aggiuntivi sono ripartiti, in primo luogo, tra le quattro ripartizioni in cui si suddivide la circoscrizione Estero (rispettivamente comprendenti gli Stati e i territori afferenti all’Europa, all’America meridionale, all’America settentrionale e centrale ed all’Africa, Asia, Oceania e Antartide), in proporzione alla popolazione.

In ogni ripartizione, la relativa quota è quindi proporzionalmente suddivisa tra le sole liste di candidati che abbiano ottenuto almeno un eletto o almeno il 4 per cento dei voti validi nella ripartizione (L. 157/1999, art. 1, co. 5-bis).

Andrebbe valutata l’opportunità di chiarire quale regime si intenda applicare alle spese sostenute dai partiti e movimenti politici in tale circoscrizione, con particolare riguardo alle elezioni per il Senato, dal momento che il fondo ad esso relativo viene ripartito su base regionale (articolo 3, comma 1, lettera a) ).

Cofinanziamento

Come anticipato sopra, il provvedimento modifica il sistema di contribuzione pubblica alla politica: il 70% del fondo a favore dei partiti continua ad essere erogato a titolo di rimborso per le spese sostenute in occasione delle elezioni e per il finanziamento dell’attività del partito; il restante 30% viene legato alla capacità di autofinanziamento del partito, disciplinato dell’articolo 2 della pdl in esame.

Tale contributo è finalizzato al finanziamento dell’attività politica ed è attribuito ai partiti e movimenti politici che hanno ottenuto almeno un candidato eletto alle elezioni per il rinnovo del Senato, della Camera, del Parlamento europeo o dei consigli regionali. Nel corso della fase emendativa in Commissione è sta aggiunta la previsione che il contributo è versato al partito che ha conseguito un candidato eletto sotto il proprio simbolo. Il contributo è pari a 0,50 euro per ogni euro che i partiti hanno ricevuto a titolo di quote associative e di contribuzioni liberali annuali da parte di persone fisiche o enti, nel limite massimo di 10.000 euro annui per ogni persona fisica o ente erogante. Le quote erogate devono risultare nel rendiconto dell’ultimo esercizio (comma 1 e 2). (Proposta Pd)

E’ fissato un tetto massimo al contributo per ciascun partito pari a tre settimi dei rimborsi elettorali complessivamente attribuiti allo stesso ai sensi dell’articolo 1, comma 5, della legge 157/1999, come sostituito dall’articolo 1, comma 2, della pdl in commento. Ciò al fine di non incentivare una competizione esasperata tra i partiti nella raccolta di iscrizioni o di fondi privati. Se, quindi, un partito non raggiunge il tetto si prevede il versamento all’entrata del bilancio dello Stato delle quote dei contributi non attribuite (comma 2).

I commi 2, 3 e 4 disciplinano le modalità di erogazione delle quote di cofinanziamento in modo analogo a quello dei rimborsi elettorali.

Criteri per l’accesso ai contributi

L’articolo 3 pone un vincolo di pubblicità ai partiti e movimenti politici per concorrere alla ripartizione dei rimborsi e dei contributi: essi devono dotarsi di un atto costitutivo e di uno statuto, che sono trasmessi al Presidente del Senato e al Presidente della Camera. L’atto costitutivo e lo statuto sono redatti nella forma dell’atto pubblico e devono indicare in ogni caso l’organo competente ad approvare il rendiconto di esercizio e l’organo responsabile per la gestione economico-finanziaria.


L’articolo 4 uniforma i criteri per l’accesso ai contributi elettorali, ora diversi per ciascun tipo di elezione, individuando il requisito minimo in almeno un rappresentante eletto. Attualmente tale criterio è valido per le elezioni europee e regionali, mentre per la Camera e per il Senato si applicano criteri diversi.

La L. 157/1999 (art. 2) rinvia, per la determinazione degli aventi diritto alla ripartizione dei fondi e per il calcolo di tale ripartizione, ad eccezione degli importi per i rimborsi relativi alla circoscrizione Estero, alle leggi vigenti in materia (in particolare, con riferimento ai rimborsi elettorali per le elezioni politiche, all’art. 9 della L. 515/1993; per le elezioni regionali, all’art. 6 della L. 43/1995; per le elezioni europee, all’art. 16 della L. 515/1993).

Il fondo relativo alla Camera è ripartito in proporzione ai voti di lista conseguiti tra i partiti e movimenti che abbiano superato la soglia dell’1 per cento dei voti validamente espressi (specifici criteri sono previsti per partiti che hanno presentato candidature esclusivamente in circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela delle minoranze linguistiche).

Il fondo per il rimborso delle spese elettorali per il rinnovo del Senato è invece ripartito su base regionale. A tal fine il fondo è in primo luogo suddiviso tra le regioni in proporzione alla rispettiva popolazione. La quota spettante a ciascuna regione è ripartita tra i gruppi di candidati presentatisi nella regione con il medesimo contrassegno, in proporzione ai voti conseguiti in ambito regionale. Partecipano alla ripartizione del fondo i gruppi di candidati che abbiano ottenuto almeno un eletto nella regione o che abbiano conseguito almeno il 5 % dei voti validi in ambito regionale e i candidati non collegati ad alcun gruppo che risultino eletti o che conseguano nel rispettivo collegio almeno il 15 % dei voti.

Per quanto riguarda i rimborsi per le campagne elettorali nella circoscrizione Estero vale quanto sopra.

Il fondo per le elezioni del Parlamento europeo è suddiviso tra i partiti che abbiano ottenuto almeno un rappresentante eletto, in proporzione ai voti riportati da ciascuno di essi sul piano nazionale (L. 515/1993, art. 16).

Per le elezioni regionali si procede in primo luogo a distribuire il fondo tra le regioni in proporzione alla rispettiva popolazione . Nell’ambito di ciascuna regione, la quota spettante è quindi ripartita, proporzionalmente ai voti riportati, tra le liste che abbiano ottenuto almeno un candidato eletto al consiglio regionale (L. 43/1995, art. 6, co. 2).

Da rilevare che il principio del rappresentante eletto almeno in uno degli organi sopra indicati diventa criterio generale per:

§ accedere al 70% della quota totale di contributi a titolo di rimborsi elettorali e per finanziamento;

§ accedere al restante 30% a titolo di cofinanziamento;

§ essere tenuti alla presentazione del bilancio (vedi oltre art. 6).

Detrazioni sulle erogazioni liberali

L’articolo 5 aumenta l’importo detraibile (dal 19 al 38%) delle erogazioni liberali in favore dei partiti politici, diminuendo nel contempo i limiti massimo e minimo di ciascun contributo detraibile, fissati fra 50 e 10.000 euro. Viene, inoltre, specificato che danno luogo a detrazione le erogazioni ai partiti che hanno almeno un eletto tra Camera, Senato, Parlamento europeo, consigli regionali.

La legge 2/1997 disciplina il regime fiscale delle erogazioni liberali delle persone fisiche (art. 5) e giuridiche (art. 6). La legge prevede che sono detraibili le detrazioni in favore dei partiti senza ulteriore specificazione. L’agenzia delle entrate ha individuato come destinatari delle erogazioni suscettibili di detrazione i partiti o movimenti politici che nel periodo d’imposta in cui è effettuata l’erogazione hanno almeno un parlamentare eletto alla Camera dei Deputati o al Senato della Repubblica (Risoluzione 15 febbraio 2005, n. 15). Il sistema si basa sul principio della detraibilità di quote dell’erogazione liberale a favore di movimenti o partiti politici dall’imposta sui redditi.

In particolare la legge prevede:

- per le erogazioni liberali in denaro delle persone fisiche, la detrazione dall’imposta lorda di un importo pari al 19% dell’onere sostenuto, per importi compresi tra 51,64 e 103.291,38 euro;

- per le erogazioni liberali in denaro delle società di capitali e degli enti commerciali, la detrazione dall’imposta lorda di un importo pari al 19% dell’onere sostenuto, sempre per importi compresi tra 51,64 e 103.291,38 euro. Peraltro, la detrazione non è consentita agli enti nei quali vi sia una partecipazione pubblica o i cui titoli siano negoziati in mercati regolamentati italiani o esteri, nonché alle società ed enti che controllano, direttamente o indirettamente tali soggetti, ovvero ne siano controllati o siano controllati dalla stessa società o ente che controlla i soggetti medesimi.

- non si applicano le agevolazioni fiscali alle persone fisiche, società di capitali ed enti commerciali che abbiano dichiarato passività nelle dichiarazioni rese nell’esercizio finanziario precedente a quello nel quale l’erogazione liberale ha avuto luogo (L. 2/1997, art. 7).

Trasparenza e controlli dei bilanci

L’articolo 6 modifica, rendendola più stringente, la disciplina dei controlli sui bilanci dei partiti e dei movimenti politici, con l’obiettivo di rafforzare la trasparenza e la correttezza della gestione contabile.

Innanzitutto, viene posto l’obbligo di presentazione del bilancio per tutti i partiti che hanno almeno un rappresentante eletto tra Camera, Senato, Parlamento europeo, consigli regionali (comma 1), mentre attualmente sono tenuti alla presentazione del bilancio solamente i partiti che usufruiscono dei contributi per le spese elettorali (L. 2/1997, art. 8, co. 2).

Inoltre, ai sensi del comma 2 i partiti e i movimenti politici, ai fini della certificazione del bilancio, si devono avvalere di una società di revisione iscritta nell'albo speciale tenuto dalla Commissione nazionale per la società e la borsa ai sensi dell'articolo 161 del D.Lgs. 58/1998, o, successivamente alla sua istituzione, nel registro di cui all’art. 2 del D.Lgs. 39/2010. Il controllo non può essere affidato alla medesima società di revisione per più di tre esercizi consecutivi, rinnovabile per un massimo di ulteriori tre esercizi consecutivi. (Proposta Pd)

Attualmente, il rendiconto di esercizio dei partiti politici deve essere corredato dalla relazione dei revisori dei conti che ne certifica la regolarità contabile (L. 2/1997, art. 8, co. 12). I revisori dei conti sono scelti dagli organi interni di ciascun partito. Fino al 1997 la legge prevedeva espressamente che i revisori dei conti dovessero essere iscritti nell’albo professionale da almeno 5 anni (L. 659/1981, art. 4, co. 13, abrogato e sostituito dalla L. 2/1997). Alcuni partiti hanno continuato ad avvalersi di revisori iscritti all’albo.

La società di revisione ha il compito di certificare la regolarità del rendiconto secondo quanto previsto dalla normativa in materia secondo le attività di verifica:

§ della regolare tenuta della contabilità nel corso dell'esercizio;

§ della corretta rilevazione dei fatti di gestione nelle scritture contabili;

§ della corrispondenza del rendiconto alle risultanze delle scritture e della documentazione contabili e degli accertamenti eseguiti e la conformità alle norme che lo disciplinano.

La disciplina della revisione legale dei conti è oggi contenuta nel D.Lgs. 39/2010, con il quale è stata recepita nell’ordinamento interno la direttiva 2006/43/CE relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati ed è stata unificata in un corpus normativo omogeneo la disciplina dell’attività di revisione. Il suddetto provvedimento contiene infatti disposizioni concernenti, tra l’altro, l’abilitazione e la formazione continua dei soggetti abilitati all'attività di revisione (art. 2), il Registro dei revisori legali e delle società di revisione, lo svolgimento dell’attività di revisione legale, la responsabilità dei revisori.

Il suddetto decreto legislativo contiene norme immediatamente precettive, così come disposizioni che richiedono una disciplina secondaria di attuazione. Nell’abrogare alcune norme del codice civile in materia di revisione contabile, nonché la specifica disciplina del TUIF (il citato D.Lgs. 58/1998), si dispone (art. 43, comma 1 del D.Lgs. n. 39 del 2010) che queste ultime tuttavia continueranno ad essere applicate fino all’emanazione dei regolamenti di attuazione.

In particolare, l’art. 14 del D.Lgs. 39/2010 dispone che la persona fisica o la società incaricati di effettuare la revisione legale dei conti:

§ esprimono con apposita relazione un giudizio sul bilancio di esercizio e sul bilancio consolidato, ove redatto;

§ verificano nel corso dell’esercizio la regolare tenuta della contabilità sociale e la corretta rilevazione dei fatti di gestione nelle scritture contabili.

La predetta relazione, che deve essere redatta in conformità ai principi di revisione legale indicati dalla legge, è costituita dai seguenti elementi:

§ un paragrafo introduttivo che identifica i conti annuali o consolidati sottoposti a revisione legale ed il quadro delle regole di redazione applicate dalla società;

§ una descrizione della portata della revisione legale svolta con l’indicazione dei principi di revisione osservati;

§ un giudizio sul bilancio, che indica chiaramente se questo è conforme alle norme che ne disciplinano la redazione e se rappresenta in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria e il risultato economico dell’esercizio;

§ eventuali richiami di informativa che il revisore sottopone all’attenzione dei destinatari del bilancio, senza che essi costituiscano rilievi;

§ un giudizio sulla coerenza della relazione sulla gestione con il bilancio.

Ove il revisore esprima un giudizio sul bilancio con rilievi, un giudizio negativo o rilasci una dichiarazione di impossibilità di esprimere un giudizio, la relazione illustra analiticamente i motivi della decisione.



Il comma 3 istituisce la Commissione per la trasparenza e il controllo dei bilanci dei partiti e dei movimenti politici, con il compito di controllare i rendiconti dei partiti con le modalità di cui al successivo comma 4.

La Commissione è composta da 5 membri designati dai vertici delle tre massime magistrature, nella seguente proporzione:

§ il Presidente della Corte dei conti (3 membri);

§ il Presidente del Consiglio di Stato (1 membro);

§ il Primo Presidente della Corte di cassazione (1 membro).

Le designazioni sono ratificate con atto di nomina congiunto dei Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.

Attualmente il controllo dei bilanci dei partiti è effettuato da un Collegio di revisori composto da 5 revisori ufficiali dei conti nominati d’intesa tra i Presidenti della Camere, all’inizio di ogni legislatura, e individuati tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili (L. 2/1997, art. 1, co. 14).

I membri della Commissione sono scelti fra i magistrati dei rispettivi ordini giurisdizionali con qualifica non inferiore a quella di consigliere di cassazione o equiparata. Inoltre, due dei componenti designati dal Presidente della Corte dei conti devono essere revisori contabili iscritti al relativo registro. Con l’atto di nomina dei Presidenti di Camera e Senato è individuato, tra i componenti, il Presidente-coordinatore della Commissione. I componenti della Commissione non percepiscono alcun compenso per l’attività prestata di controllo sui bilanci dei partiti. Il mandato dei membri della Commissione è di 4 anni ed è rinnovabile una sola volta.

La sede della Commissione è stabilita presso la Camera; le risorse di personale di segreteria necessarie all’operatività della Commissione sono garantite congiuntamente e in pari misura da Camera e Senato.



I commi 4 e 5 disciplinano rispettivamente le modalità di controllo dei bilanci dei partiti da parte della Commissione e l’applicazione delle eventuali sanzioni, secondo il procedimento di seguito descritto.

1) I partiti e i movimenti politici depositano presso la Commissione (quindi alla Camera) i propri bilanci, unitamente agli altri documenti previsti dalla normativa vigente (relazione e nota integrativa) e alla certificazione della società di revisione, entro il 30 giugno di ogni anno (attualmente il termine è fissato al 31 luglio, L. 2/1997).

2) La Commissione effettua il controllo anche verificando la conformità delle spese effettivamente sostenute alla documentazione prodotta a prova delle spese stesse. Si tratta di un punto particolarmente innovativo rispetto alla normativa vigente, che prevede un controllo meramente formale da parte dei revisori dei conti, nominati dai Presidenti delle Camere, che provvedono al controllo di conformità alla legge e al riscontro della regolarità della redazione del bilancio (art. 1, co. 14, L. 2/1997).

3) Se la Commissione individua eventuali irregolarità o inottemperanze invita entro il 15 gennaio dell’anno successivoil partito di sanare tali irregolarità o inottemperanze entro il 28 febbraio.

4) Entro il 30 aprile la Commissione trasmette una relazione sull'esito del controllo ai Presidenti di Camera e Senato chene curano la pubblicazione sui rispettivi siti internet.



Le sanzioni sono applicate (e motivate) dalla Commissione secondo il seguente articolato meccanismo (articolo 5).

1) Ai partiti e movimenti politici inottemperanti, parzialmente o interamente, all’obbligo di presentare, il rendiconto e i relativi allegati (certificazione della società di revisione, verbale di approvazione del rendiconto da parte del competente organo interno ecc.) è applicata la sanzione amministrativa pecuniaria consistente nella decurtazione dell’intero importo ad essi attribuito a titolo di rimborso delle spese elettorali e di cofinanziamento per l’anno in corso.

2) Ai partiti e ai movimenti politici che non redigono il bilancio secondo i criteri e le modalità indicati all’articolo 8 della legge 2/1997, o il cui rendiconto sia giudicato irregolare, o non abbiano pubblicato nei termini il bilancio nel sito internet (obbligo introdotto dal comma 7 del presente articolo) si applica la sanzione amministrativa pecuniaria consistente nella decurtazione dei rimborsi delle spese elettorali e del contributo di cofinanziamento di un importo da uno a tre volte la misura delle irregolarità riscontrate, e comunque non superiore al limite di due terzi delle somme medesime. In caso di riscontro di irregolarità non quantificabili, si applica la sanzione amministrativa fino a due terzi di tali somme.

3) In caso di violazioni da parte di partiti che abbiano già percepito i rimborsi di loro spettanza e che non ne abbiano maturato di nuovi, le relative sanzioni sono applicate dalla Commissione fino al limite dei due terzi delle somme medesime ad essi complessivamente attribuite nell’ultimo anno.

Le sanzioni sono notificate al partito interessato e sono comunicate ai Presidenti del Senato e della Camera per la riduzione, nella misura disposta dalla Commissione, dei fondi di rispettiva competenza.

Il comma 6 prevede l’applicazione, ai fini sanzionatori di cui sopra, delle disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative contenute nella L. 689/1981, Modifiche al sistema penale ed in particolare nel capo I rubricato Sanzioni amministrative. Non è ammesso pagamento in misura ridotta entro il termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata o, se questa non vi è stata, dalla notificazione, previsto in via generale dall’articolo 16 della medesima legge 689/1981.



Il comma 7, come accennato dispone la pubblicazione dei bilanci e di tutti i documenti contabili, anche in formato open data, nel sito internet del partito o del movimento politico, entro il 15 luglio di ogni anno, e in un'apposita sezione del sito internet della Camera, dopo la verifica da parte della Commissione.

Secondo le Linee guida per i siti web delle pubbliche amministrazioni del 2011, i formati aperti (open data) sono specifiche pubbliche per la descrizione e l'archiviazione di dati digitali senza barriere di natura legale o tecnica, e garantiscono l'accesso a lungo termine alla documentazione e ai dati prodotti dalla Pubblica amministrazione. In altre parole, le pubbliche amministrazioni nella scelta dei formati da usare per la diffusione e archiviazione dei propri dati e documenti devono evitare di imporre vincoli tecnologici ed economici agli utenti; assicurare interoperabilità tra i sistemi e flessibilità nell'utilizzo dei dati; evitare vincoli nei confronti di particolari produttori, favorendo la libera concorrenza di mercato; utilizzare standard che siano certificati e diffusi (capitolo 5.2).

Il comma 8 chiarisce che l’obbligo di rendicontazione si applica non solamente ai partiti che partecipano alla ripartizione dei rimborsi, ma anche a quelli che vi hanno partecipato nel passato. Tale obbligo permane fino allo scioglimento degli stessi e, comunque, non oltre il terzo esercizio successivo a quello di percezione dell’ultima rata dei rimborsi elettorali.

La legge vigente prevede che sono tenuti alla redazione del rendiconto il partito o il movimento politico che “ha usufruito dei contributi per le spese elettorali” (L. 2/1997, art. 8, co. 1), pertanto, cessata l’erogazione del contributo, cessa anche l’obbligo di presentazione del bilancio.

La disposizione è, presumibilmente, finalizzata alla trasparenza dei bilanci dei cosiddetti “partiti fantasma”, ossia di quei partiti che hanno ricevuto in passato i contributi elettorali e che poi, pur continuando ad esistere e ad amministrare i proventi di tali contributi, non si presentano più alle elezioni e, pertanto, sono sottratti dall’obbligo di presentazione del rendiconto.

Il comma 9 prevede l’obbligo dei partiti di annotare l’identità dell’erogante per le donazioni di qualsiasi importo (nuovo comma 10-bis dell’art. 8 della legge 2/1997), oltre ad alcune modifiche di coordinamento al medesimo articolo 8 della legge 2/1997.

Il comma 10 dispone l’applicazione a regime delle nuove norme a partire dall’esercizio 2013; tuttavia, si prevede l’operatività immediata della Commissione che controllerà i bilanci relativi agli anni 2011 e 2012, secondo le procedure vigenti.



L’articolo 7 interviene al fine di ampliare la trasparenza dei finanziamenti privati sia ai partiti, sia ai singoli candidati,

Il comma 1, riduce l’importo (da 50 mila a 5 mila euro) al di sopra del quale scatta l’obbligo di dichiarazione dei contributi dei privati ai partiti(novella dell’art. 4, 3° co., della L. 659/1981).

Le persone fisiche e le persone giuridiche (ad eccezione di organi della pubblica amministrazione, enti pubblici, società con partecipazione di capitale pubblico superiore al 20% o di società controllate da queste ultime) possono contribuire alle attività dei partiti, mediante erogazioni in denaro o fornendo beni e servizi, senza limiti di importo. La legge impone peraltro il rispetto di alcuni obblighi posti a tutela della trasparenza. Se i finanziamenti sono operati da società devono essere deliberati dall’organo sociale competente e devono essere regolarmente iscritti in bilancio (L. 195/1974, art. 7, co. 2). Inoltre, se il contributo privato supera, nell’arco dell’anno, la somma di 50.000 euro, il donatore e il beneficiario sono tenuti a sottoscrivere una dichiarazione congiunta indirizzata alla Presidenza della Camera (L. 659/1981, art. 4, co. 3). I partiti hanno poi l’obbligo di rendicontare tutti i contributi ricevuti per la campagna elettorale al Presidente della Camera. Per la violazione di tali disposizioni è prevista la multa da due a sei volte l’importo del contributo non dichiarato e la pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici (L. 659/1981, art. 4, co. 6).

Parimenti (articolo 7, comma 2) viene ridotto nella stessa misura, cioè pari a 5.000 euro, l’importo (attualmente 20.000 euro) oltre il quale vanno registrati i contributi privati ai candidati.

I membri delle due Camere sono tenuti, entro tre mesi dalla proclamazione, a presentare presso l’Ufficio di Presidenza della Camera di appartenenza, e al competente Collegio di garanzia elettorale, una dichiarazione concernente le spese sostenute e le obbligazioni assunte per la propaganda elettorale ovvero l’attestazione di essersi avvalsi esclusivamente di mezzi propagandistici messi a disposizione dal partito di appartenenza (L. 441/1982, art. 2, co. 1; L. 515/1993, art. 7, co. 6). I candidati non eletti sono tenuti soltanto alla dichiarazione al Collegio di garanzia elettorale (L. 515/1993, art. 7, co. 7).

Alla dichiarazione debbono essere allegate in copia le dichiarazioni inviate al Presidente della Camera relative ai contributi ricevuti - anche al di fuori della campagna elettorale - che superino da parte di una singola fonte in un anno la somma di 50.000 euro (L. 659/1981, art. 4, co. 3; L. 441/1982, art. 2, co. 2).

L’obbligo di dichiarazione sussiste a carico sia di chi riceve, sia di chi eroga il finanziamento e può essere assolto, soltanto per i contributi erogati per la campagna elettorale, anche mediante la autocertificazione dei candidati (L. 659/1981, art. 4).

Oltre alle informazioni previste dalle leggi n. 659 e n. 441, alla dichiarazione deve essere allegato un rendiconto relativo ai contributi e servizi ricevuti ed alle spese sostenute, nel quale vanno riportati i contributi e servizi provenienti dalle persone fisiche, se di importo o valore superiore a 20.000 euro, e tutti i contributi e servizi di qualsiasi importo o valore provenienti da soggetti diversi. Alla dichiarazione devono essere inoltre allegati gli estratti del conto corrente bancario e postale utilizzati (L. 515/1993, art. 7, co. 6).

Le verifiche sull’osservanza della legge sono effettuate dal Collegio regionale di garanzia elettorale (L. 515/1993, art. 14).

Per il parlamentare eletto che violi tali disposizioni, le sanzioni possono giungere sino alla decadenza dalla carica.

Elezioni europee

L’articolo 8 introduce alcune disposizioni volte a uniformare alcuni aspetti della disciplina delle elezioni per il Parlamento europeo a quelle delle politiche.

In particolare (comma 1 e 2) viene posto un tetto, ora assente, per le spese elettorali sia dei partiti, sia dei singoli candidati, che partecipano alle elezioni europee. Tale tetto è stabilito, per i partiti, in 1 euro per il numero dei cittadini iscritti nelle liste elettorali per l’elezione della Camera (si tratta dello stesso limite stabilito per le elezioni politiche da parte della L. 515/1993 (art. 10). Per i singoli candidati si fa rinvio all’articolo 7 della medesima legge 515: cifra fissa di 52.000 euro per ogni circoscrizione elettorale (si ricorda in proposito che non c’è alcun limite al numero di circoscrizioni nelle quali si può presentare lo stesso candidato), più 0,01 euro per ogni cittadino residente nella circoscrizione. Dal momento che la disposizione non fa ricorso alla tecnica della novella, il comma 2 provvede, inoltre, ad estendere, con le opportune modifiche, le modalità di applicazione di tali limiti e le relative sanzioni contenute nella legge 515 anche alle elezioni europee.

Il comma 3 estende gli obblighi di dichiarazione patrimoniale degli eletti, di cui alla legge 441/1982, anche ai parlamentari europei.

La legge 441/1982, ai fini di una maggiore trasparenza dell’attività politica, ha introdotto disposizioni per la pubblicità della situazione patrimoniale di titolari di cariche elettive e di cariche direttive di alcuni enti. Per quanto riguarda i deputati e senatori, essi entro tre mesi dalla proclamazione depositano presso l'ufficio di presidenza della Camera di appartenenza una serie di documenti comprovanti la propria situazione patrimoniale. Parimenti devono dichiarare, alla cessazione del mandato, le variazioni intervenute. Le dichiarazioni sono pubblicate dalla Camera e dal Senato e sono conoscibili da tutti i cittadini iscritti nelle liste elettorali. Le dichiarazioni sono altresì pubblicate, su base volontaria, sui siti della Camera e del Senato.

Infine, l’articolo 9 reca due disposizioni di delega.

Nella prima (comma 1) il Governo è delegato ad emanare un testo unico compilativo che raccolga tutte le disposizioni in materia di finanziamento della politica, comprese quelle introdotte dal provvedimento in esame. Una analoga disposizione di delega (che non è esercitata) è contenuta nella legge 157/1999 (art. 8).

La seconda delega (comma 2) è finalizzata ad armonizzare il regime delle detrazioni fiscali sulle erogazioni liberali fissato per i partiti politici dalla proposta in commento con quello stabilito per le ONLUS, associazioni di volontariato ecc. che hanno diritto ad una detrazione del 19% (DPR 917/1986, art. 15, co. 1, lett. i-bis).



Discussione e attività istruttoria in Commissione in sede referente
Il provvedimento all’esame dell’Assemblea del Senato costituisce il testo unificato di più proposte di legge, adottato ed emendato dalla I Commissione nelle sedute, rispettivamente dell’8 e 9 maggio scorso. A tale testo la I Commissione è pervenuta all’esito di un percorso di esame inizialmente articolato in via separata della pdl A.C. 5123, da un lato, nonché delle pdl AC 4825, 4953, 4954, 4985, 5032, 5063, 5098, 5127, 5136, 5142, 5144 e 5147, dall’altro. La prima pdl, sottoscritta da rappresentanti (in alcuni casi leader di partito) di quasi tutti i gruppi parlamentari, reca disposizioni finalizzate a introdurre nuove norme in materia di controllo dei bilanci dei partiti e dei movimenti politici, con l’obiettivo di garantire la trasparenza e la correttezza della gestione contabile: essa è stata presentata il 12 aprile 2012 e, dopo opposizione alla proposta di assegnazione in sede legislativa ai sensi dell’art. 92, comma 1 del Regolamento della Camera, è stata assegnata in sede referente alla I Commissione, presso la quale era già stato avviato, fin dal 12 aprile 2011, l’esame, nella stessa sede, della maggior parte delle altre pdl sopra enumerate, in abbinamento ad altri progetti di legge (A.C. 244 ed abb.). Queste ultime pdl, ivi comprese quelle di più recente presentazione, recano anch’esse disposizioni in tema di controlli di bilanci di partiti o disposizioni in tema di contributi alla politica e il loro esame era stato avviato dalla I Commissione in abbinamento a quello di altre proposte di legge relative al tema dell’attuazione dell’art. 49 Cost.

L’esame della pdl 5123 è iniziato il 18 aprile 2012 in via separata da quello delle proposte di legge abbinate nell’ambito del tema dell’attuazione dell’art. 49 Cost.

La Commissione, nella seduta del 3 maggio, ha proceduto al disabbinamento dalla pdl A.C. 244 delle proposte di legge vertenti esclusivamente sul finanziamento dei partiti e al loro abbinamento alla pdl 5123, all’esame della quale sono state congiunte altre pdl in materia nel frattempo presentate.

All’abbinamento di queste proposte è conseguito un arricchimento del dibattito, non limitato al controllo e alla trasparenza dei bilanci dei partiti, ma esteso anche ad altre questioni, che emergono dal testo base adottato l’8 maggio, come la riduzione, e in quale misura, dei rimborsi elettorali. Su questo tema, mentre la proposta di testo unificato presentata dai relatori l’8 maggio 2012 prevedeva una riduzione del 33% a valere sulle elezioni future, quindi a partire dal 2013 per le elezioni politiche, e poi a seguire per le elezioni europee e regionali, la Commissione è giunta, in sede emendativa, alla riduzione del 50% per tutti i rimborsi, anche quelli da erogare il 31 luglio prossimo, quale ultime rate dei contributi per le spese elettorali sostenute nelle elezioni politiche del 2008.

Un’altra questione a lungo dibattuta ha riguardato la natura e la composizione dell’organismo di controllo dei bilanci dei partiti. La pdl 5123 prevedeva la costituzione di una Commissione composta dai tre presidenti delle massime magistrature (Corte di Cassazione, Consiglio di Stato, Corte dei conti).

La Commissione ha optato per una Commissione composta da magistrati designati dai tre vertici delle magistrature di cui sopra, con prevalenza dei membri provenienti dalla magistratura contabile, in coerenza con il fine di attribuire la funzione di controllo in prevalenza alla Corte dei conti per la natura pubblica delle risorse erogate, coinvolgendo però anche le altre magistrature in considerazione del finanziamento anche privato dei partiti. In merito va segnalato che, nel corso del dibattito, era stata rilevata l’opportunità di ascrivere il potere di designazione dei membri del nuovo soggetto di controllo agli organi di autogoverno delle tre magistrature piuttosto che ai relativi presidenti per salvaguardare il principio di indipendenza e la figura stessa dei tre vertici.

Tra le altre questioni emerse nel corso dell’esame in Commissione si ricordano quelle relative alla necessità di prevedere una finalizzazione dei bilanci dei partiti, e quindi delle spese da questi effettuate, nonché quella, connessa alla precedente, dell’inopportunità di prevedere disposizioni che legittimino investimenti da parte degli stessi partiti.

I pareri espressi dalle Commissioni in sede consultiva
Il 10 maggio sono stati espressi i pareri delle Commissioni Giustizia, Finanze e Affari sociali.

La Commissione Giustizia, nell’esprimere parere favorevole, ha osservato che sarebbe opportuna una specificazione ulteriore delle condotte illecite previste dal comma 5 dell’art. 6, per ridurre la discrezionalità della Commissione per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti e dei movimenti politici nell’applicazione delle sanzioni previste dal provvedimento.

La Commissione Finanze ha condizionato il proprio parere favorevole ad una modifica della locuzione “detrazioni sulle erogazioni liberali” contenuta nel comma 2 dell’art. 9, rilevando la necessità di fare riferimento a detrazioni delle erogazioni stesse dall’imposta lorda. La stessa Commissione ha inoltre osservato che andrebbe verificata la coerenza dell’art. 5, comma 1, del testo che modifica una disposizione del testo unico delle imposte sui redditi con il comma 2 dell’art. 9 che contiene invece una delega al Governo sulla stessa materia da attuare entro 120 giorni dall’entrata in vigore del testo medesimo; ciò tanto più in quanto risulta imminente la presentazione da parte del Governo di un disegno di legge di delega di riforma del sistema fiscale che dovrebbe riguardare anche la revisione delle vigenti agevolazioni tributarie.

La Commissione Affari sociali ha rilevato l’ingiustificata disparità di trattamento sotto il profilo della detraibilità fiscale delle erogazioni liberali in favore di soggetti tra cui le ONLUS, attualmente limitata al 19% dalla legislazione vigente e quella delle erogazioni liberali in favore dei partiti e movimenti politici che verrebbe fissata al 38%; pertanto ha posto, nel proprio parere favorevole, alcune condizioni dirette a stabilire due soglie di detraibilità uniformando il regime fiscale previsto per le erogazioni liberali in favore delle ONLUS a quello previsto per le erogazioni liberali in favore di partiti e movimenti politici.

Anche il Comitato per la legislazione ha espresso, il 10 maggio, un parere sotto il profilo della chiarezza e proprietà di formulazione del testo.

La Commissione bilancio nella seduta del 9 maggio 2012 ha richiesto al Governo la predisposizione di una relazione tecnica sul provvedimento, al fine di acquisire una precisa quantificazione degli oneri derivanti dal provvedimento, con particolare riferimento alla modifica delle agevolazioni fiscali prevista dall'articolo 4 e alla delega legislativa contenuta nell'articolo 8, comma 2. Il 10 maggio, non essendo stato possibile da parte del Governo predisporre la relazione tecnica per la complessità di alcuni elementi del testo, la Commissione bilancio ha deciso di esprimere il proprio parere alla Commissione di merito direttamente all’Assemblea.