mercoledì 3 luglio 2013

Partito Democrazia Diretta

Partito Democrazia Diretta

Per una partecipazione diretta e veramente condivisa.
Non parteggio per l'abolizione totale del finanziamento pubblico ai partiti perché sono per una forte limitazione del finanziamento dei privati ai partiti. Bianca Clemente

domenica 30 giugno 2013

Fortunatamete Renzi non è Renzo

Io non vorrei che il proficuo dibattito innescato all'interno del Pd, dopo la forzata rinuncia di Pier Luigi Bersani, non si traduca in sterile conta. La pratica malsana ma sempre in voga del "mors tua vita mea" spinge molti ad attaccare un ipotetico avversario solo per mettersi in mostra e guadagnare terreno. Stancante e noioso. E' pur vero che simile pratica tiene vivo il fuoco sacro dell'appassionata discussione ma è anche vero che alla lunga sterilizza la ferita che spinge ad agire, che spinge a ricordare, che sollecita i buoni propositi. Ci si fa il callo e non va bene. Vorrei si parlasse di più programmi di governi futuri o anche presenti. Comunque credo che ormai tornare indietro dalla "separazione delle carriere" tra segretario e candidato alla premiership non sia tanto possibile e grazie allo stesso Renzi - fregato dal suo stesso ingegno - ansia di carrierismo non paga. Ma il carrierismo è nella natura umana, mentre la natura del Pd è già stata snaturata.... e naturalmente. Sembrava una cosa temporanea e invece la posizione di Letta ha ribadito. Ora tocca capire che stiamo (mi ci metto in mezzo) facendo. "L'è tutto da rifare" direbbe Pieraccioni. C'è sempre qualcuno che crede di essere stato creatore del Pd, e di avere la parola opportuna, ovunque mi giro e rigiro, registro questo dato. Questo certo è un dato positivo, vuol dire che il Pd è di tutti ! Bene. ... ma proprio di tutti tutti? pure di quelli che non sono del Pd? E anche questo potrebbe andar bene però a questo punto ci vuole una Costituzione del Pd, altro che Statuto.
Resta da sottolineare, così un po' per scherzo, che Renzi non è Renzo e che l'Innominato ha già convocato un altro sposo. La guerra è sempre aperta ma il paese vuole guerra di fatti e cambiamenti. I cambiamenti che vuole il Padre Cristoforo quando pensa agli umili ed alla provvidenza.

lunedì 27 maggio 2013

UNA RIFLESSIONE


Il fatto è che il Movimento 5 stelle è riuscito ad intercettare solo la rabbia dei cittadini ma non il loro bisogno di effettiva politica e di arte della mediazione in tempi così pieni di relativismo e incertezze, con nuove istanze che bussano alla porta e nuovi diritti che chiedono di essere riconosciuti e disegnati. La soglia del terzo millennio si apre con la necessità storica di risposte vere e concrete e di arte della mediazione, ora più che mai, in tempi al crocevia dei rivolgimenti ideologici. Soprattutto il M5s non è stato in grado di interpretare la vera domanda di cambiamento che viene dalla società. Un cambiamento che non è avvertito come una semplice operazione di epurazione anagrafica della classe politica ma come una assunzione di responsabilità per la soluzione dei problemi economici e sociali che si fanno ogni giorno più pressanti. La rigidità delle risposte ed i vuoto programmatico del M5S hanno mostrato il fianco, alimentando ulteriormente le incertezze che possono, inevitabilmente, venire da una generazione di nuovi politici senza effettivo e concreto retaggio storico, solidità di idee, certezza di azioni sociali. Del resto non ci si poteva aspettare di più da quello che si presenta, per l'appunto, come un semplice Movimento, non certo un partito politico a tutti gli effetti. Un Movimento, e per giunta con un padrone, o più padroni. Un Movimento ossessionato da alcuni dettati populistici di natura economica (anche interni al movimento stesso) di cui se ne fa bandiera ma di cui non riesce a scioglierne i nodi essenziali, eccessivamente preso dalla consultazione continua e pedissequa, dal dialogo che appare tale ma è unidirezionale a tutti gli effetti, scevro da ogni interesse alla libera iniziativa, nonché creatività, perché, per sua natura mancante di collante e fiducia tra i propri stessi eletti. Non basta gridare nelle piazze per convincere della bontà delle proprie idee. Non bastano le operazioni di facciata per conquistare credibilità ed affidabilità.
Non bastano vuote parole, per giunta volgari, per spingere le persone a votare. Il solo obiettivo della distruzione del PD non è il sentire comune. Non è quello che chiedono i cittadini alla politica. Il M5s è solo un tentativo maldestro di estirparci quel po’ di rabbia che ci è rimasta ancora in corpo. Gli elettori lo hanno capito e lo hanno anche dimostrato. (b.c.)

domenica 12 maggio 2013

Mamma Marketing in aiuto sempre



..... E all'improvviso scopri che il web è diventato solo un vettore di ipocrisia social! Per esempio il lancio di migliaia di "Auguri Mamma" sui siti internet. Io gli auguri alla mia glieli faccio da vicino, le faccio un regalo, le mostro la mia riconoscenza e affetto. E' uno di quei casi dove veramente non c'è marketing d'immagine o pubblicitario che tenga. Posso anche decidere di non farle il regalo, so che lei sarà felice di vedermi, di sentire la mia voce, se le porto una poesia scritta da me o le offro un bicchiere d'acqua. Va tutto bene, rientra tra le relazioni affettive "non negoziabili". Non devo farlo sapere a nessuno, non c'è altra comunicazione che quella tra due cuori che si amano e che dipendono l'uno dall'altro. Non è vendibile, non è spendibile. Come l'amore per i figli, così l'amore per i genitori. Non c'è Berlusconi che giuri sulla testa dei propri figli a cambiare un sentimento, vero, intimo, partecipato o meno. Sì, anche "o meno". Perchè se il rapporto d'affetto è deteriorato, c'è il silenzio dei due cuori, resta una sofferenza taciuta, sempre intima e dolorosa. E se la mamma non c'è più. E' in cielo, la si va a trovare dove c'è il corpo che ci ricorda di lei, dei momenti vissuti assieme per ricercarne ancora una vicinanza, anche questa molto dolorosa e sofferta. Insomma tutte quelle immagini di Auguri Mamma - che non c'entrano niente con le immagini di amore tra amanti, con il desiderio di conoscere e farsi conoscere, con la voglia di comunicare, con la solitudine o con la necessità d'informare e di formare - le trovo veramente fuori luogo. La mamma non c'è tra i bit di un pc, è una informazione dentro di noi e non arriverà al cielo. Come non arriveranno al cielo le centinaia di preghiere che ogni tanto circolano con le immagini di Gesù o della Madonna. Posso voler festeggiare un Santo, una festa santificata, ma le preghiere sono un fatto intimo, dell'anima non arriveranno come informazione a Dio tra le righe degli scritti telematici. Insomma bisognerebbe distinguere tra la comunicazione web e la comunicazione intima dei sentimenti. Questa è la distinzione tra vita reale e vita telematica. Questa è la distinzione tra la realtà e l'immaginario. Questa è la distinzione tra augurare "Buon Capodanno a tutti" fino a "Tanti Auguri zia Silvia" e mandare gli "Auguri alla Mamma". Posso scrivere una bella poesia dedicata alla mamma e farla conoscere che potrà essere usata da chi non arriva ad avere tanta sensibilità, ma quando scrivo Aguri Mamma, perchè non alzo il telefono e glielo dico a voce? perchè non vado al cimitero e le porto un fiore per dirle quanto mi manca? Perchè uso la mamma per farmi pubblicità? Lo vogliamo chiedere a Berlusconi ?

domenica 3 febbraio 2013

Lo Stato dell'Arte





Si dice ormai sempre più spesso che la politica non assolve al suo ruolo, non è cosciente dei propri compiti e non vuole realmente risolvere i problemi. Il prossimo Parlamento avrà problemi seri da risolvere e se la volontà mancherà per “questioni politiche” il nostro pese correrà pericoli di arretramento reali e gravi. Gravi soprattutto dal lato delle responsabilità. Questa campagna elettorale avvelenata e assai volgare, non è altro che i prodromi di quello che potrebbe essere il cursus del prossimo parlamento. E’ chiaro che ci auguriamo ciò non avvenga, sarà bello esser contraddetti in questo caso. Prendiamo ad esempio l'Agenda digitale. Un caso singolo per capire a che punto sono i lavori di modernizzazione e sviluppo nel nostro paese. Non sembrano su un buon piano. In un suo articolo Giuseppe Iacono scrive che Kroes afferma : “da qui al 2015 rischiano di rimanere vacanti fino a un milione di posti di lavoro in ambito digitale mentre, attraverso la costruzione di infrastrutture, potrebbero essere creati 1,2 milioni di posti di lavoro. A lungo termine ciò porterebbe alla creazione di 3,8 milioni di nuovi posti di lavoro in tutti i settori dell'economia.” Ma il problema principale appare piuttosto un’interpretazione di ciò che può essere lo Sviluppo Digitale nel nostro paese. Nel programma per Agenda Digitale, della coalizione di centro sinistra, ad esempio, pur validissimo e tecnicamente puntuale, non si citano mai termini come "internet", "rete", "banda larga", "telelavoro". L'agenda digitale è citata soltanto in un elenco di aree di investimento. La rete non entra in gioco neanche nel capitolo "democrazia". E non va molto meglio considerando i siti dei partiti maggiori della coalizione. Ma i documenti programmatici attualmente segnalati dal PD mostrano la “visione” di un'Agenda Digitale inquadrata sostanzialmente come capitolo infrastrutturale, mentre il programma di SEL, che sembra più aperto ai temi della rete e del digitale, li tratta in profondità soltanto nel capitolo “Culture” (dedicato in gran parte al settore dell'audiovisivo e dell'industria cinematografica. E' qui che troviamo, finalmente, modalità innovative come il coworking). In questi giorni il PD, nella figura del responsabile "innovazioni" Marco Meloni, ha avviato una consultazione on line *su un nuovo documento di posizionamento e proposte sul digitale. Un'iniziativa meritoria in quanto aperta al pubblico. In questo documento (Italia Giusta digitale) *si riprendono diverse delle misure contenute nella proposta di legge Gentiloni, e si trattano in profondità i temi della diffusione della banda larga, della connessione delle scuole, dell'open government, dello sviluppo digitale delle imprese e la correlazione con università e ricerca. tuttavia mancano ancora dei punti significativi: un approccio organico e ampio all'alfabetizzazione digitale, alla cultura digitale e a nuovi modelli di lavoro, i diritti civili digitali, la neutralità della rete, il ruolo del software libero, mentre il tema delle smart city è inserito, in modo riduttivo, all'interno della sezione “infrastrutture”. Ma è l'inizio, forse, di un cambio di approccio. (cit. Iacono). Infatti è in programma per il prossimo 12 febbraio una conferenza stampa di presentazione delle proposte Pd per la Pubblica Amministrazione digitale *. In campo politico comunque, quelle del centro sinistra risultano essere le proproste migliori. Già sappiamo da noi, che nell’Agenda Monti, non è assolutamente prevista l’Alfabetizzazione Digitale. Il M5s ne tace completamente. Del resto abbiamo visto in che considerazione il leader del movimento (Grillo) tiene il rapporto con i media mentre con quale abuso ed uso se ne rapporta nei riguardi dei social network. Insomma. Veramente si spera che questo paese alle soglie del terzo millennio potrà essere in grado di ingranare la marcia e partire (anche se a velocità moderata) verso il futuro. In quali mani siamo lo sapremo. Ci auguriamo che il guidatore sia quello giusto! ed in grado di dare il meglio di sé.

* nota: passare il cursore su parole in evidenza, si aprirà il link

lunedì 28 gennaio 2013

L'Eco di Francia intervista Pier Luigi Bersani - traduzione

La Germania deve riconoscere che ha preso un enorme vantaggio dall'euro "
Pierre de Gasquet


Elezioni, crisi, Europa, "deriva morale", scandalo della banca Monte dei Paschi di Siena ... il leader del Partito Democratico (PD), che guida la coalizione di centrosinistra alle elezioni parlamentari del febbraio prossimo, risponde alle domande di Echos.


- D. Questa corsa elettorale con tre candidati principali si tratta di una novità nella politica italiana? Vedete il rischio di un ritorno al bipolarismo imperfetto?

Non credo che possiamo dire che sia davvero una novità. Certo, oggi, la proposta centrista potrebbe essere più significativa rispetto al passato. Ma nel profondo del paese, c'è un'esigenza di bipolarismo. Sono forze che aspirano ad essere un punto centrale di equilibrio, ma nella attuale situazione italiana, non credo avranno un ruolo chiave

- D. Patronati e sindacati chiedono oggi riforme più incisive per l'economia italiana, la cura di Mario Monti ha funzionato fino ad ora ai vostri occhi?


La cura Monti ha funzionato su due aspetti: evitare il precipizio e dare al paese un elemento di credibilità sui mercati internazionali. Mi piace anche ricordare che Mario Monti non ha fatto tutto da solo, ma con il supporto del nostro partito fedele che ha rinunciato ad andare alle elezioni in nome dell'interesse nazionale. Tuttavia, anche riconoscendo il valore di questa esperienza, dobbiamo ancora affrontare scelte critiche per l'economia reale, l'occupazione, le riforme civili e politiche


- D. Siete d'accordo con il "Financial Times" che ha detto che Mario Monti non merita un secondo mandato per l'impatto negativo della sua austerità?


Mi sembra una sentenza ingiusta in parte. Sarei più equilibrato. Certo, dobbiamo andare oltre l'esperienza della transizione. Come in tutte le democrazie, alla fine, abbiamo bisogno delle forze politiche che governano, di contare su un ampio consenso popolare. In caso contrario, le riforme non si possono fare. La soluzione tecnica ha le sue virtù e le sue limitazioni. Tutti si sono resi conto che riforma delle istituzioni, lotta contro la corruzione o conflitti di interesse non possono essere eseguite da un governo tecnico. Inoltre, parallelamente alla politica di austerità bisogna attuare misure di stimolo all'economia che sono fuori della portata di un governo di transizione. Oggi, sono i cittadini a dover dire che quali politiche si devono attuare.


- D. Pensa, come alcuni economisti fanno, che il governo Monti avrebbe dovuto consentire di ridurre la spesa pubblica, invece di aumentare le tasse?


E 'meno facile di quanto si pensi. Oltre all'aumento del debito e della spesa pensionistica negli ultimi decenni, l'Italia ha una spesa pubblica inferiore alla media europea. Non c'è dubbio che dobbiamo ridistribuire la spesa pubblica, che in alcuni casi è mal distribuita. Ma il nostro problema è quello di riavviare il PIL, è una priorità , per ripristinare più dinamica dei consumi e degli investimenti. Non si può credere nell'illusione che unicamente i tagli alla spesa pubblica siano in grado di generare la crescita: non credo che sia questa la ricetta.

- D. Cosa ne pensa del recente "mea culpa" del FMI sul costo reale dell'austerità?


Alla buon ora! E tempo che il FMI lo riconosca: il nostro partito lo va dicendo da due o tre anni, in Italia ad ogni punto di riduzione del PIL corrisponde un punto di recessione . E' un fatto. Questo ci deve portare ad una riflessione a livello europeo: la “mia”Italia è pronta ad accettare che ci sia un esame preventivo dei bilanci pubblici. Non da un burocrate o da un commissario, si deve trovare un altro meccanismo (attraverso il Parlamento, la Commissione o il Consiglio). A condizione che ci sono alcune misure che garantiscono gli investimenti e l'occupazione. Non c'è dubbio che si debba ridurre il debito e tenere il deficit sotto controllo, ma sono misure a medio termine. Le misure più urgenti sono quelle volte a promuovere l'occupazione. In caso contrario, ci sarà una spirale tra austerità e recessione che ci sfuggirà completamente.


- D. Questo significa che l'obiettivo di saldo strutturale nel 2013 non è un requisito assoluto per l'Italia?

No. Io rispetto questo obiettivo, ma voglio che sia preso in considerazione l'impatto del ciclo. Non possiamo incoraggiare la recessione con la crisi. Altrimenti la crescita si deteriora ulteriormente, chiederò all'Unione europea di garantire che ciò non comporti meccanicamente da nuovi tagli. A questa condizione confermo il Patto fiscale e gli impegni. Ma mi piacerebbe avviare un dibattito a livello europeo a favore della crescita. Per me non è vero che c'è un destino diverso per la Germania e la Grecia. Noi tutti siamo in viaggio sullo stesso treno che rallenta, anche se alcune sono più comodi di altri.


- D. Come pensate di bilanciare il dogma del rigore imposto dalla Germania?


Dico alla Germania: è vero che alcuni paesi non hanno approfittato dell'euro per fare i "compiti a casa": per noi questo fatto si chiama Berlusconi. Ed è vero che la Germania è uno studente bravo. Ma dobbiamo anche riconoscere che la Germania ha avuto un'enorme vantaggio dell'euro, in termini di bilancia commerciale e di economia reale. Nessun spirito di contesa, chiedo che si apra una discussione. Sono pronto a dire che l'Italia è a disposizione per rafforzare ulteriormente il controllo reciproco della finanza pubblica.
Ma in cambio, la Germania deve riconoscere che dobbiamo trovare il modo per aumentare gli investimenti e l'occupazione nell'area dell'euro. Dobbiamo riconoscere che non siamo stati all'altezza della nostra moneta e degli squilibri che si creano. Abbiamo bisogno di trovare strumenti nazionali o europei di coordinamento per creare posti di lavoro. Poiché il rigore è una condizione necessaria, ma non è un obiettivo. Tra le soluzioni che vorrei suggerire: emettere euro-obbligazioni per investimenti selettivi decisi a livello europeo, il progetto eurobond ... con questi saremo in grado di gestire una parte del debito attraverso un "fondo di redenzione". E 'essenziale che i cittadini europei vogliano che l'Europa si occupi di lavoro, se il sogno europeo crollerà necessariamente.


- D. Sei d'accordo con Matteo Renzi sul fatto che non dobbiamo sottovalutare l'impatto di Silvio Berlusconi?

Completamente d'accordo. Ma questa volta, il nostro obiettivo è quello di presentare un'alternativa credibile alle favole. Io dico agli italiani: non cerco di piacervi, voglio essere creduto perchè racconto la verità. E ' su questo linguaggio di verità che ho basato la mia campagna elettorale.


- D. Lei ha detto che l'Italia deve lasciare alle spalle venti anni di "deriva morale". Che cosa vuol dire?


La deriva morale io la identifico con Berlusconi. Per vent'anni, la personalizzazione del sistema Berlusconi, basato sul consenso al premier e non sulle regole, ha permesso di diffondere l'idea che non c'è bisogno di pagare le tasse, che lo Stato è un nemico, che gli immigrati sono indesiderabili, per non parlare della deriva culturale. E 'assolutamente necessario correggere questa situazione, perché non riflette la realtà italiana. Berlusconi non ce la farà questa volta, farà i conti con quello che ha seminato. Si scioglierà come neve al sole. Ecco perché la nostra prima riforma sarà una legge contro la corruzione, oltre a un testo sui partiti politici e la riforma della legge elettorale. Il punto di partenza sarà il ritorno alla moralità e alla cittadinanza.


- D. Un accordo di governo con Mario Monti sarà la soluzione naturale se il centro-sinistra non avrà la maggioranza al Senato?


Sono fiducioso che chi raccoglierà la maggior parte del voto popolare sarà in grado di governare sia alla Camera e al Senato. Ma anche se abbiamo la maggioranza, vista la situazione del paese, il centro-sinistra non sarà settario, discuteremo con le forze europeiste, non populiste, e costituzionaliste. Il nostro avversario è Berlusconi, la Lega Nord, Beppe Grillo, e tutte le forme di populismo anti-europeo. Al governo, siamo pronti a discutere con Mario Monti. Spetterà a lui decidere. Non voglio che il centro-sinistra appaia come settario.


- D. Lo scandalo Montepaschi Siena sarà una minaccia per la tenuta del settore bancario italiano?

No. Si tratta di un caso assolutamente isolato, anche altre banche hanno utilizzato i derivati. Dirò di più: il sistema bancario italiano delle fondazioni assicura la stabilità, ma vi è il rovescio della medaglia delle interferenze con le comunità locali. Per quanto riguarda l'uso della finanza creativa, siamo molto al di sotto di tutte le altre esperienze straniere. Certo, abbiamo criticato il governo precedente e Giulio Tremonti (ex-minitre Finanza Silvio Berlusconi) che hanno incoraggiato le comunità locali ad utilizzare questi strumenti derivati. Ma il nostro sistema bancario è meno esposto di altri a rischi sistemici. Il nostro problema è piuttosto che, a differenza del resto d'Europa, abbiamo un sistema bancario che trova la sua forza nei suoi rapporti con le PMI. Il cordone ombelicale tra l'economia reale e il sistema bancario è molto forte. Il rischio reale è che alle banche siano tagliate le valvole per l'economia reale per dar loro più forza.


- D. Cosa ne pensi della decisione di François Hollande di introdurre il livello del 75% per i redditi oltre un milione di euro?


La differenza è che Hollande sa chi sono i più ricchi di Francia. Noi in Italia non lo sappiamo ancora. Il mio problema non è quello di aumentare le tasse, ma a tassare quelli che non pagano. L'Italia deve raggiungere la media europea dell'equità fiscale. In Italia, dobbiamo capire dove sono i ricchi. Perché abbiamo pochissimi contribuenti che denunciano di guadagnare più di 100.000 euro e noi sappiamo che questa non è la realtà. La Banca d'Italia stima l'evasione fiscale a 100 miliardi di euro all'anno. Se riesco a recuperare anche solo il 7% e l'8% per anno si potrebbero ridurre le tasse. Per quanto riguarda il patrimonio immobiliare, mi auguro che il nostro sistema sia più progressivo, la nostra strategia è quella di far emergere le attività finanziarie. Non aumentare le tasse, ma creare tracciabilità. Ciò che noi chiamiamo troppo facilmente “elusione” in realtà è frode. In Italia, dobbiamo capire chi è ricco, solo in questo caso il sistema può essere corretto ma sono sicuro che non avremo bisogno di arrivare al 75%. Una cosa voglio affermare con forza : non ci sarà mai un condono fiscale in Italia.

27 gennaio 2013

domenica 27 gennaio 2013

IL PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI CHE VOLLE FORTEMENTE L’ISTITUZIONE DEL “GIORNO DELLA MEMORIA”

Donne, Shoa, unità del paese, scuola e lavoro, riforma dello Stato, Parlamento più snello, legalità e solidarietà, questi i temi principali al centro del discorso d’insediamento in qualità di Presidente della Camera dei Deputati, del magistrato Luciano Violante. Volle, fortissimamente volle l’istituzione del “giorno della memoria”, il Parlamento non seppe, non volle, dirgli di no, Lega compresa, in quegli anni agguerritissima sulla secessione da ottenere ad ogni costo. Uno “spauracchio” bossiano per tenere sotto scacco il paese. Ci volle tutta la forza di volontà di Luciano Violante per regolare quell’assemblea….


XIII Legislatura della Repubblica italiana
Seduta del 9 maggio 1996, continuata nella giornata del 10 maggio. Discorso d’insediamento del Presidente Luciano Violante.
Presidente. (Pronunzia, stando in piedi, il seguente discorso). Onorevoli colleghi! Accolgo con comprensibile emozione il risultato del voto. Ringrazio i deputati che hanno ritenuto di dare il proprio consenso e ringrazio coloro che, per legittime ragioni politiche, hanno ritenuto di negarlo.
Assolverò a questo mandato nel pieno ed intransigente rispetto della Costituzione e del regolamento, confidando nella collaborazione di tutti.
Sarò il Presidente di tutta la Camera, della maggioranza e dell'opposizione.
Rispetterò i diritti dei gruppi parlamentari e quelli dei singoli deputati, ma se in qualche caso i due diritti fossero in conflitto non esiterei, se il regolamento lo consente, a far prevalere, secondo i princìpi del sistema maggioritario, i diritti del singolo parlamentare rispetto a quelli del gruppo.
Nel lavoro quotidiano mi sforzerò di garantire tanto il diritto-dovere di governare, quanto quello di opporsi. La mia non breve vita parlamentare mi ha insegnato che fare politica significa prima di ogni altra cosa sforzarsi di capire le ragioni degli altri.
In questo momento il pensiero va al popolo italiano, che ha dato a noi la sua fiducia e nei confronti del quale abbiamo alti doveri e gravi responsabilità.
Va agli uomini e alle donne uccisi dal terrorismo e dalla mafia, caduti per la nostra libertà e per i nostri diritti (Vivi, generali applausi). Va al Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scàlfaro, arbitro imparziale (Applausi - Commenti), garante degli equilibri costituzionali, che nei momenti più difficili ha costituito per tutto il paese un orientamento fermo e sereno.
Va al Pontefice (Vivi, generali applausi), guida spirituale per la grande maggioranza degli italiani, che ieri ha rivolto una sua riflessione proprio al Parlamento ed ai nuovi eletti. Va al Presidente del Senato (Applausi) eletto ieri, nella consapevolezza che sarà possibile con l'altro ramo del Parlamento una collaborazione intensa e proficua. Va agli insegnanti (Vivi, generali applausi), che nelle scuole italiane, dalle elementari all'università, in condizioni precarie, con retribuzioni non adeguate, spesso trascurati e misconosciuti, adempiono con sacrificio e competenza alla fondamentale funzione della trasmissione del sapere, della formazione delle coscienze civili.
Va alle ragazze ed ai ragazzi che in quelle scuole studiano e costruiscono il loro ed il nostro futuro (Vivi, generali applausi).
Ma il futuro sarà davvero migliore solo se investiremo di più e meglio nella scuola, se considereremo la formazione come un dovere dello Stato nei confronti dei cittadini e come la condizione indispensabile per lo sviluppo del paese. Alcuni fondamentali problemi, dal lavoro alla competizione internazionale, possono essere affrontati positivamente solo se la formazione delle giovani generazioni costituirà una delle nostre principali preoccupazioni.
La mia gratitudine di deputato va, infine, a chi mi ha immediatamente preceduto in questa responsabilità: a Nilde Iotti (Vivi applausi), severa ed impareggiabile conduttrice dei nostri lavori; a Giorgio Napolitano (Vivi applausi), alla cui efficienza ed al cui equilibrio dobbiamo una legislatura particolarmente densa di risultati; ad Irene Pivetti (Vivi applausi), giovane e determinato Presidente, che ho avuto l'occasione di salutare nel corso della seduta di ieri.
Siamo una Repubblica parlamentare ed il Parlamento costituisce il cuore del sistema politico. Tuttavia sentiamo l'urgenza di riformare le nostre regole fondamentali, le nostre procedure, il modo stesso di intendere la vita ed il funzionamento dell'Assemblea. Ogni ora del nostro lavoro, colleghi, rappresenta per la collettività un costo economico rilevante. Abbiamo chiesto agli italiani molti sacrifici; perderemmo la legittimazione a guidarne la vita politica se non riuscissimo ad utilizzare al meglio le nostre risorse, le nostre intelligenze, il nostro tempo. Certo: il Parlamento non è solo il luogo della decisione, è anche il luogo del confronto delle idee, della formazione dei convincimenti. Ma c'è il rischio che il problema delle decisioni sia completamente trascurato, che il dibattito diventi fine a se stesso, che gli interessi degli italiani, le aspettative, la speranza e la fiducia che essi hanno riposto in noi non abbiano soluzioni efficaci.
Insieme troveremo il giusto equilibrio tra confronto delle idee e decisione politica, nella consapevolezza che un Parlamento che non riuscisse a decidere segnerebbe la propria sconfitta e quella della democrazia.
L'integrazione europea, obiettivo ineludibile per qualsiasi moderno paese di questo continente, richiede ai Parlamenti capacità di analisi e rapidità di decisione.
Sono incandescenti molti problemi: la questione settentrionale, la questione meridionale, il ruolo dei comuni, gli oneri fiscali, la carenza dei servizi pubblici ed il sistema giudiziario. Problemi apparentemente diversi, ma che si riconducono tutti ad una questione di fondo: lo Stato, purtroppo, salve rare eccezioni, non funziona in modo adeguato, non dà servizi, non è amico, non aiuta a vivere, ma rende anzi la vita quotidiana più difficile e più faticosa. Le 150 mila leggi sono diventate un onere insopportabile per i cittadini, per le imprese, per la stessa pubblica amministrazione, tutti schiacciati da valanghe di regole, disposizioni, indirizzi confusi e contraddittori.
C'è un'inflazione legislativa alla quale corrisponde, per ragioni assolutamente oggettive, un'inflazione giudiziaria. L'una e l'altra possono provocare gravi distorsioni nella vita democratica. Le società moderne sono ipergiuridicizzate e la democrazia parlamentare rischia di perdere una parte della sua tradizionale forza di orientamento. È inutile gridare allo scandalo.
La politica non deve gridare; la politica deve risolvere.
Il numero delle leggi va drasticamente ridotto; la loro chiarezza va perseguita come obiettivo primario di un moderno Parlamento. La legge non chiara è il presupposto di arbitrii, lascia il cittadino solo davanti alla pubblica amministrazione o davanti al suo contraddittore più forte o più furbo.
La confusione delle leggi è uno dei presupposti della corruzione.
Il Parlamento deve legiferare meno e meglio e dare più spazio invece alle azioni di controllo e di indirizzo.
Insieme, avvalendoci anche della straordinaria competenza professionale dei nostri uffici, avvieremo un itinerario che possa condurci ad un controllo più efficace e ad una legislazione più semplice e più chiara, che non sia solo il punto di mediazione tra le diverse parti politiche, ma che esprima regole razionali, utili e comprensibili.
La grande maggioranza delle donne e degli uomini che lavorano negli apparati pubblici svolgono le loro funzioni con sacrificio e serietà. Tuttavia non possiamo negare che esiste nel nostro paese, come accennavo poc'anzi, il problema dello Stato, della sua forma, della sua organizzazione, del modo in cui il potere pubblico si rapporta al cittadino.
Alcuni, che si considerano legittimamente rappresentanti della parte economicamente più forte del paese, parlano di secessione. Invito a non considerare questi richiami come forme di folklore politico. C'è un malessere vero nel nord, determinato dalla differenza tra prelievo fiscale e qualità dei servizi, ma c'è un malessere vero anche nel sud, dove, per la prima volta dopo molti decenni, è ricominciato ad apparire lo spettro della povertà e persino della fame (Generali applausi). Ci sono in molte aree del Mezzogiorno famiglie che non riescono a provvedere in alcun modo al loro sostentamento quotidiano.
C'è un pezzo di Italia che viaggia in jet ed un altro che si sposta su zattere. La risposta non sono le secessioni. Non esiste un diritto alla secessione (Vivissimi, prolungati applausi - Molti deputati si levano in piedi).
E chiunque intendesse perseguirla troverà in quest'aula e in questo seggio un impedimento assolutamente determinato (Applausi).
Lo Stato democratico ha tutti i mezzi, a cominciare dal consenso politico sino all'uso legittimo della forza, per impedire la propria soppressione.
Ma non sarà necessario. Le diverse parti d'Italia hanno bisogno l'una dell'altra. Basti pensare che il diverso incremento demografico tra il nord ed il sud metterebbe il primo, entro breve tempo, nella impossibilità di pagare le pensioni ai suoi abitanti.
La secessione è la risposta sbagliata ad un problema giusto. Troppi lutti è costata la nostra indipendenza e la nostra unità, troppe vite sono state spezzate in guerre feroci, sotto le torture di aggressori violenti, nei campi di sterminio, troppo grande è la quotidiana difficoltà di vivere onestamente in questo Stato, difficoltà che affrontano serenamente decine di milioni di italiani, perché si possa con spirito imbelle assistere a proclami inconciliabili con il senso di responsabilità nazionale. Il Parlamento non è solo il luogo della legislazione e del controllo sul Governo. Il Parlamento è il custode della memoria e della storia delle nazioni. Nella nostra memoria e nella nostra storia c'è un faticoso e continuo processo di conquista di indipendenza e di unità. Noi non lo interromperemo (Vivi applausi). Lo dico con fermezza, ma con rispetto per tutti i colleghi.
La chiave di volta sta nella costruzione di un federalismo solidale, in una formidabile valorizzazione dei comuni, che per precise ragioni storiche sono la pietra angolare del nostro sistema costituzionale, nella funzionalità quotidiana del potere pubblico, di tutto il potere pubblico.
Qui si apre un'altra delicata questione. In molte parti del paese, specie nel Mezzogiorno, non funziona la sanità, non funziona la scuola, non funziona la pubblica amministrazione e funziona solo la giustizia penale.
In questi casi il servizio giustizia viene colto dal cittadino non come garanzia dei diritti, ma, purtroppo, come pura oppressione. La responsabilità non è certamente della magistratura, né delle forze di polizia, alle quali va il nostro rispettoso saluto e la nostra gratitudine (Applausi). La responsabilità è di chi ha il compito di dirigere complessivamente lo Stato, quindi, è anche nostra. La legalità non può essere solo quella giudiziaria; deve riguardare anche alcuni servizi essenziali, altrimenti può generare temibili controspinte nelle quali si saldano la disperazione del cittadino esasperato e gli interessi del grande crimine organizzato.
Va affrontato con decisione il problema della giustizia. I processi sono troppo lunghi, c'è troppe volte un improprio connubio tra giustizia e mezzi di informazione, c'è sui magistrati un carico eccessivo di aspettative e di responsabilità. Ci sono soluzioni tecniche che studieranno i tecnici.
Ma c'è una prioritaria questione generale: la politica, e le sue istituzioni, come in tutte le democrazie, anche in Italia, deve ricollocare se stessa al centro del sistema, ricollocando così tutte le altre istituzioni nel posto che loro compete in base alla nostra Costituzione e alle nostre leggi (Applausi).
Al centro del sistema non si ritorna con atti di imperio. Si ritorna svolgendo con dignità e senso di responsabilità le proprie funzioni, abbandonando la pratica del dileggio nei confronti dei rappresentanti delle altre istituzioni ed isolando chi la svolge, guadagnando autorevolezza dinanzi all'opinione pubblica.
Dinanzi all'opinione pubblica internazionale l'Italia ha guadagnato consenso ed ammirazione per la sua capacità di rispondere con straordinaria efficienza all'attacco delle organizzazioni mafiose. Bisogna andare avanti per questa strada, sostenendo coloro che rischiano la vita per i diritti di tutti, usando razionalmente le risorse esistenti, assicurando la rapida e garantita celebrazione dei processi, assicurando il sequestro, la confisca e la successiva utilizzazione sociale delle straordinarie ricchezze di quelle organizzazioni.
La mafia in molte aree del sud è fonte di miseria, impedimento allo sviluppo, sospensione della democrazia e delle regole di mercato. La nostra generazione ha il dovere di liberare il paese da questo condizionamento (Generali applausi).
Dobbiamo sforzarci di costruire uno Stato efficiente, garantista ed autorevole.
A differenza di altri importanti paesi europei, non abbiamo ancora valori nazionali comunemente condivisi.
Le due grandi vicende della storia nazionale, il Risorgimento e la Resistenza, hanno coinvolto solo una parte del paese e solo una parte delle forze politiche. Quelle che ne sono uscite sconfitte, ma anche settori di quelle vincitrici, tanto a metà dell'Ottocento, quanto, un secolo dopo, a metà del Novecento, hanno potuto, per ragioni diverse, frenare la portata innovativa e nazionale di quegli eventi.
Oggi del Risorgimento prevale un'immagine oleografica e denudata dei valori profondi che lo ispirarono.
La Resistenza e la lotta di liberazione corrono lo stesso rischio e, per di più, non appartengono ancora alla memoria collettiva dell'Italia repubblicana.
Mi chiedo, colleghi, me lo chiedo umilmente, in che modo quella parte d'Italia che in quei valori crede e che quei valori vuole custodire e potenziare nel loro aspetto universale di lotta alla tirannide e di emancipazione dei popoli, non come proprietà esclusiva, sia pure nobile, della sua cultura civile o della sua parte politica, mi chiedo - dicevo - cosa debba fare quest'Italia perché la lotta di liberazione dal nazifascismo diventi davvero un valore nazionale e generale, e perché si possa quindi uscire positivamente dalle lacerazioni di ieri.
Mi chiedo se l'Italia di oggi - e quindi noi tutti - non debba cominciare a riflettere sui vinti di ieri; non perché avessero ragione o perché bisogna sposare, per convenienze non ben decifrabili, una sorta di inaccettabile parificazione tra le parti, bensì perché occorre sforzarsi di capire, senza revisionismi falsificanti, i motivi per i quali migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, quando tutto era perduto, si schierarono dalla parte di Salò e non dalla parte dei diritti e delle libertà (Applausi). Questo sforzo, a distanza di mezzo secolo, aiuterebbe a cogliere la complessità del nostro paese, a costruire la liberazione come valore di tutti gli italiani, a determinare i confini di un sistema politico nel quale ci si riconosce per il semplice e fondamentale fatto di vivere in questo paese, di battersi per il suo futuro, di amarlo, di volerlo più prospero e più sereno. Dopo, poi, all'interno di quel sistema comunemente condiviso, potranno esservi tutte le legittime distinzioni e contrapposizioni.
Onorevoli colleghi, nel concludere voglio esprimere gratitudine a tutti coloro che lavorano nell'amministrazione della Camera dei deputati, a partire dal Segretario generale. Voglio inoltre augurare buon lavoro a tutti voi e soprattutto a chi per la prima volta ha varcato la soglia di quest'aula.
Se mi permettete, intendo esprimere un rammarico: in quest'aula vi è un numero di donne assolutamente inadeguato ad esprimere la ricchezza... (Applausi), la complessità, la forza del mondo delle donne italiane, e non certo per responsabilità degli elettori.
Sarà in ogni caso mio impegno, per quanto mi compete, valorizzare al massimo il ruolo e la competenza delle donne elette alla Camera, affinché tutto il paese abbia a trarne beneficio.
Vi ringrazio, colleghi, e vi auguro un lavoro sereno e proficuo nel superiore interesse dell'Italia (Generali, vivissimi, prolungati applausi).

venerdì 25 gennaio 2013

DERIVATI - Storia parlamentare

Gli strumenti finanziari derivati

Gli enti locali, secondo una prassi consolidata negli ultimi anni, hanno fatto ampio ricorso all’emissione di strumenti finanziari derivati, sia nella gestione del proprio debito che, in particolare, nell’ambito della ristrutturazione dell’indebitamento.

Per “strumenti finanziari derivati” si intendono gli strumenti finanziari il cui valore dipende (“deriva”) dall’andamento di un’attività sottostante (chiamata underlying asset). Le attività sottostanti possono avere natura finanziaria (come, ad esempio, i titoli azionari, i tassi di interesse e di cambio, gli indici) o reale (come, ad esempio, il caffè, il cacao, l’oro, il petrolio, etc.).

Il decreto legislativo 28 febbraio 1998, n. 58 (articolo 1, commi 2 e 3) , recante il testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (TUF), elenca le forme in cui si possono presentare tali strumenti.

La pratica internazionale ha tuttavia consentito lo sviluppo di numerose tipologie di contratti rientranti nella categoria dei derivati, oggetto di variegata disciplina nel corso del tempo.

La particolare complessità di tali strumenti ne implica un elevato profilo di rischio.
Le ultime novità normative in tema di derivati emessi dagli enti territoriali

Le leggi finanziarie 2007 (legge 29 dicembre 2006, n. 296) e 2008 (legge 24 dicembre 2007, n. 244) hanno, rispettivamente, limitato l’utilizzo di strumenti finanziari derivati da parte di regioni ed enti locali e improntato la sottoscrizione dei contratti a criteri di massima trasparenza.

Da ultimo, la materia è stata oggetto di modifica con la legge finanziaria per il 2009 (legge 22 dicembre 2009, n. 203, articolo 3, che ha interamente sostituito l’articolo 62 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112), con lo scopo di contenere l’indebitamento delle Regioni, delle Province autonome di Trento e Bolzano e degli enti locali.

In particolare è stato disposto il divieto, per le Regioni, le Province autonome e gli enti locali, di stipulare contratti relativi a strumenti finanziari derivati fino alla data di entrata in vigore di un apposito regolamento del Ministro dell’economia e delle finanze, cui è demandata l’individuazione della tipologia dei contratti su derivati che possono essere stipulati dagli enti territoriali.

Sono nulli i contratti emessi in violazione delle norme del suddetto regolamento o privi di un’attestazione scritta dell’ente, nella quale si dichiari di avere preso conoscenza dei rischi e delle caratteristiche dei medesimi. La nullità è di tipo relativo, in quanto può essere fatta valere solo dall’ente stesso.

Le norme hanno previsto stringenti requisiti di forma del contratto (ad esempio, esso deve recare tutte le informazioni in lingua italiana), che deve avere un contenuto tipico.

Alle Regioni e agli enti locali è stato fatto obbligo di allegare al bilancio di previsione e al bilancio consuntivo una nota informativa che evidenzi gli oneri e gli impegni finanziari, rispettivamente stimati e sostenuti, derivanti da contratti relativi a strumenti finanziari derivati o da contratti di finanziamento che includono una componente derivata.

E’ stata comunque prevista una deroga a tale disciplina per i territori dell’Abruzzo colpiti dagli eventi calamitosi dell’aprile 2009. In particolare, il decreto-legge “Abruzzo” (articolo 4, comma 8 del 28 aprile 2009, n. 39) con riguardo alla durata massima di una singola operazione di indebitamento, ha autorizzato la regione Abruzzo, la provincia di L'Aquila e gli altri comuni colpiti dal sisma a rinegoziare con la controparte i prestiti, in qualsiasi forma contratti, in essere al 28 aprile 2009 (data di entrata in vigore del decreto-legge; si veda il tema relativo al terremoto in Abruzzo. La durata di ogni singolo prestito può essere estesa per un periodo non superiore a cinquanta anni a partire dalla data della rinegoziazione.

Il decreto-legge 26 giugno 2009, n. 78 (articolo 17, comma 32) ha autorizzato le regioni Lazio, Campania, Molise e Sicilia, in presenza di eccezionali condizioni economiche e dei mercati finanziari, a ristrutturare le operazioni aventi ad oggetto strumenti finanziari derivati al fine esclusivo della salvaguardia del beneficio e della sostenibilità delle rispettive posizioni finanziarie.

venerdì 11 gennaio 2013

IDEE PER CUI LOTTARE

- E poi arriva il momento di riflettere. Arriva sempre è inevitabile. Si va sempre di corsa, a volte si fanno le cose meccanicamente, quasi la vita ti travolge. Un vorticoso susseguirsi di eventi aspettati ed inaspettati. E ti ritrovi a tentare una disperata organizzazione degli eventi. C’è un tempo per ogni cosa, caspita! Dio ha dato all’uomo la tensione ad occuparsi del tempo in modo da tenerlo occupato, e questa è l’occupazione pricipale, ti ripeti. C’è un tempo per ogni cosa è la filosofia di Qohelet! E così arriva il momento di ridere ed il momento di esser seri, il momento di parlare ed il momento di tacere, il momento di correre ed il momento di fermarsi a riflettere. Ora, dopo il vorticoso scandire dei giorni appena trascorsi, sto riflettendo. Diciamo la verità, la giornata è di quelle indicatissime. Un cielo plumbeo, minaccioso. E’ aria di tempesta ma è piacevole lo stesso perché, come direbbe Renato Zero questi sono e resteranno i migliori anni della nostra vita. Aria (il vento rinnovatore della politica del pd) e fuoco .. (il fuoco della passione con la quale si spendono i propri giorni e si tenta di conquistare i popri sogni) e tra un po’ arriva anche l’acqua! E che acqua! Comunque probabilmente ogni anno è il migliore della nostra vita., anche il peggiore. E così sei lì a guardare fuori dai vetri e finisci con il pensare. Una bella campagna elettorale. Gradevolissima. Tra sorrisi, lazzi e frizzi, occasioni di disagio e opportunità, il tempo è scivolato via veloce. Un tempo ben speso. Un tempo occupato. Più passavano i giorni e più mi sentivo in assonanza e m’innamoravo delle idee e del modo di fare di Pier Luigi Bersani. L’ho conosciuto a poco a poco ed alla fine mi è parso di conoscerlo da ancor prima di nascere. Ma sono mai stata senza Bersani? Identità, assonanza, somiglianza, empatia, telepatia… sono belle parole per un partito. Il mio Segretario ed il mio partito. Un partito che ho visto nascere, a cui mi sono sentita di aderire da subito, in cui credo fermamente e per cui ho lottato. Perché ha una storia pregressa, perché ha un presente coinvolgente, perché immagina un futuro. E’ così che si mettono in moto le idee. Finita la campagna elettorale per la scelta del candidato premier, e la scelta è ricaduta ottimamente su Bersani, che dubbuio c’era… , ora è tempo di prendere quelle idee per mano e di lasciarsi guidare per realizzarle. Questo è il tempo di camminare tutti insieme.

lunedì 7 gennaio 2013

Nuove tecnologie antichi diritti

Le innovazioni tecnologiche raggiunte negli ultimi anni hanno senza dubbio spianato la strada alla globalizzazione ed internazionalizzazione della comunicazione e della informazione. Ormai le video immagini non sono solo appannaggio della televisione. Da quando siamo passati dal sistema catodico al distema digitale il mondo è diventato un unico grande possibile contatto. E senza perdita di memoria. Persino i libri e gli archivi sono consultabili attraverso il digitale. Un simile presupposto comporta un’abbreviazione della cultura, detta appunto cultura convergente, cultura disciplinare, modulistica, dati a pacchetto. Un’abbrevizione che significa semplicemente: immediatezza e fruibilità; accessibilità e democrazia; opportunità e personalizzazione. Quindi la globalizzazione sembra volerci riportare alla specializzazione ed inventiva. La composizione e scomposizione della realtà che segue il nuovo assetto sociale, si avvicina molto ad un lavoro di pachwork sociale che ognuno di noi può interpretare secondo un’ottica personale, secondo il proprio modo di utilizzare la “cassetta degli attrezzi”. E ciò non esclude assonanze e dati oggettivi. Una costruzione del sociale appena agli inizi. Siamo definitivamente entrati nel terzo millennio. L’interattività è l’assioma principale ma è anche la nuova base fondante i diritti rinnovati. Questa è la nostra modernità. Antichi ed imprescindibili diritti che chiedono di essere declinati secondo la revisione e reinterpretazione dell’umano che utilizza nuove risorse e nuovi strumenti. Dalla clava al pc attraverso tremila anni di storia. Cosa ne scaturirà non possiamo prevederlo ma è sicuro che il nostro immediato ci suggerisce di non temere troppo la nuova era anche se si aprono innanzi a noi problematiche ancora inesplorate. Sono passati pochi anni da quando si diceva che il computer avrebbe sottratto il lavoro manuale, portando al collasso l’economia. E ciò forse è stato vero ma è anche vero che probabilmente da questa irresistibile affermazione delle innovazioni tecnologiche potrebbero venire nuove offerte, nuovi assetti, nuovi orizzonti. In fondo è l’ottimismo che ci ha guidati attraverso i secoli. L’uomo rimane sempre al centro, il perno intorno cui ruota l’intera storia

mercoledì 26 dicembre 2012

A un passo ..

Conosco una persona - e credo che in questa sede non sia necessario specificare se sia uomo o donna poichè ne esistono milioni come il soggetto in discussione in questo post - che è fermamente, fervidamente, profondamente, convintamente, cristiano-seguace! La qual cosa sarebbe eticametne onorevolissima. Infatti le teorie crisitane sono socialmente rilevanti per il miglioramento sociale ma... e c'è un ma, sempre se prese "cum grano salis". L'acceso fervore che schiaccia le volontà e deprime le libere espressioni, non è poi così pedagogico, tende a distruggere il pensiero e "violenta" i caratteri ! Assume piuttosto l'aspetto del Dio dell'ultim'ora! Distruggere l'umanità peccatrice! ... è solo un passo!

domenica 9 dicembre 2012

Quel debito sovrano da non spalmare ...

Ad aprile di quest'anno il Dipartimento Economia e Lavoro del PD, di cui è responsabile Stefano Fassina, stilò il seguente documento : Contributo di analisi e indicazioni di policy, del PD al predisposto dal Governo Monti

Cui fecero seguito analisi e riflessioni postate sul sito del Pd dei giovani democratici di Firenze, che quì di seguito si riportano integfralmente:

Introduzione

Secondo le prescrizioni del "semestre europeo", l'Italia, come tutti i paesi membri dell'Unione europea e dell'area euro, è tenuta a presentare in aprile alla Commissione e al Consiglio dell'Unione una versione aggiornata del Programma di Stabilità e del Programma Nazionale di Riforma (PNR). L'importanza di tali documenti è stata accresciuta dalle sempre più stringenti necessità di coordinare le politiche economiche nell'euro-zona, non soltanto in coerenza con le decisioni assunte nei mesi scorsi, sia quelle entrate in vigore (six pack), sia quelle in via di ratifica (fiscal compact), ma soprattutto in risposta ad una fase di tensioni economiche, sociali e finanziarie in aumento.

Il presente documento, a differenza di quanto presentato lo scorso anno dal Pd, non è un PNR.

È il tentativo di offrire un contributo di analisi e, insieme, qualche circoscritta indicazione di policy al PNR predisposto dal Governo Monti. Il primo capitolo è dedicato all'area euro. Il secondo all'Italia. Poi seguono 4 focus: la distribuzione del reddito; i divari territoriali italiani; il mercato del lavoro e, infine, le politiche industriali. I focus sono stati scelti per dare visibilità a variabili economiche importanti, anzi decisive, ma trascurate ai fini dello sviluppo sostenibile (la distribuzione del reddito; le politiche industriali) oppure considerate secondo una lettura poco fondata sul piano empirico (il mercato del lavoro; i divari territoriali).

Vogliamo insistere sull'analisi delle criticità dell'eurozona e dell'Italia perché continua a prevalere nel dibattito e nelle iniziative di policy europea e nazionale una lettura infondata dei problemi. E senza un'analisi corretta dei problemi le risposte sono sbagliate o comunque inadeguate. Nell'Unione Europea e nell'area euro la catena di recessione-stagnazione-recessione, aumento della disoccupazione, indomabilità dei debiti pubblici e instabilità finanziaria non è casuale. Deriva da una politica economica inadeguata, a sua volta frutto di un'analisi infondata. Le promesse di crescita dei governi nazionali europei rischiano di essere illusorie senza un riorientamento radicale della politica economica dell'area euro.


L'insistenza ossessiva sugli squilibri di finanza pubblica come causa delle difficoltà dell'euro è fuorviante. Le speranze riposte nelle riforme strutturali, interventi pur utili quando ben disegnati, sono illusorie nell'attuale situazione europea, data la carenza di domanda aggregata e l'enorme capacità produttiva inutilizzata. Centrali nella comprensione dei problemi dell'eurozona sono invece gli squilibri che si sono manifestati nei saldi delle bilance dei pagamenti. Le radici di tali squilibri sono nei differenziali di competitività, nelle scelte miopi di politica economica attuate a livello nazionale (in primis nei cosiddetti Paesi periferici, ma anche nei Paesi "virtuosi") e, in misura rilevante, nell'inadeguatezza degli strumenti di governance economica a livello comunitario.


Guardando all'Italia e alla debolezza della crescita della sua economia, va contrastata un'interpretazione riduttiva del problema della competitività, tutta concentrata sull'idea che occorra agire sul costo del lavoro, sia in senso diretto operando una deflazione salariale che introducendo ulteriore flessibilità. A tale interpretazione va contrapposta una linea di intervento che migliori la produttività del lavoro tramite investimenti in capitale fisico e umano, nonché con azioni e politiche a largo raggio mirate ad aumentare la produttività totale dei fattori. Una nostra attenzione prioritaria, vista la vocazione manifatturiera del nostro paese, va alla riattivazione della politica industriale.


I focus sull'Italia comprendono anche qualche proposta. Le priorità indicate vanno intese in sinergia con le posizioni programmatiche definite dal Pd nel corso degli ultimi due anni. Ad esempio, il focus dedicato alla distribuzione del reddito va letto nel quadro delle proposte per la riforma fiscale ("Fisco 20, 20, 20") e delle proposte per la riforma delle politiche sociali e del welfare. Il focus sulle politiche industriali va considerato in sinergia con gli interventi definiti dal Pd per la scuola, l'università, la ricerca, l'innovazione, la green economy, le politiche per le infrastrutture e la logistica. Insomma, i focus contengono aspetti specifici e parziali di una strategia per lo sviluppo sostenibile che va intesa come un insieme coordinato di interventi plurisettoriali.


È la strategia di sviluppo, sostenibile sul piano economico, sociale ed ambientale, articolata nel documento "Europa, Italia. Un programma alternativo per la crescita" proposto dal Pd nel marzo 2011 in alternativa al PNR del Governo Berlusconi. Una strategia che individuava due obiettivi sistemici e complementari, driver e bussola di tutte le riforme di settore:

- l'innalzamento del tasso di occupazione femminile fino a raggiungere nel 2020 il 60% (ossia circa 3 milioni di donne occupate in più rispetto ad oggi);

- l'innalzamento della specializzazione produttiva dell'Italia

Tali obiettivi dovrebbero guidare gli investimenti in conoscenza, gli interventi di politica industriale e fiscale, le riforme strutturali (in particolare: il completamento delle liberalizzazioni, la riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni e la riqualificazione della spesa pubblica, la regolazione della democrazia nei luoghi di lavoro), gli investimenti per la logistica.


L'obiettivo di occupazione femminile, che richiede la presenza di servizi sociali di qualità e un'adeguata dotazione finanziaria, è strettamente correlato all'obiettivo di occupazione giovanile e, conseguentemente, all'obiettivo di occupazione nel Mezzogiorno. L'innalzamento della specializzazione produttiva è connesso al miglioramento della produttività, che a sua volta può derivare soltanto dalla realizzazione di adeguati investimenti, soprattutto nel settore manifatturiero.


Come nel nostro PNR dello scorso anno, sottolineiamo che gli obiettivi di finanza pubblica di medio periodo (2020) sono realizzabili sul piano economico e sostenibili sul piano sociale soltanto entro una strategia orientata allo sviluppo nell'eurozona e in Italia. In caso contrario, a diventare di gran lunga più probabile sarebbe lo scenario "pessimista" presentato qui nel secondo capitolo, che incorpora gli effetti di finanza pubblica conseguenti alle manovre degli ultimi anni e ai vincoli imposti dal fiscal compact.


Tale strategia richiede di imboccare la strada indicata da ultimo nella dichiarazione proposta a Parigi ("Reinassance for Europe") dalla Foundation for European Progressive Studies e dalle Fondazioni Italianieuropei (Italia), Friedrich Ebert (Germania) e Jean Jaurès (Francia) e condivisa da Pd, Psf e Spd. È una strada alternativa agli indirizzi di politica economica oggi in atto nell'eurozona, dettati dai governi conservatori di Berlino e Parigi. Ed è la strada già indicata nel citato documento del Pd del marzo 2011:

1. consentire all'ESM di finanziarsi direttamente sul mercato attraverso l'emissione di obbligazioni europee garantite solidalmente da tutti i paesi;

2. permettere alla BCE di operare come prestatore di ultima istanza;

3. trasformare in Stability bond la parte corrispondente all'incremento del debito provocato dalla crisi, o – viceversa – quella che eccede il 60% del Pil di ciascun Paese (ad es. secondo lo schema del "redempion pact" messo a punto dal Consiglio degli esperti economici del governo tedesco);

4. introdurre uno standard retributivo europeo per promuovere un tasso di crescita delle retribuzioni reali almeno pari al tasso di crescita della produttività del lavoro con l'obiettivo di favorire il riequilibrio fra paesi in surplus e in deficit con l'estero;

5. aggiornare e attuare la proposta di Jacques Delors per un Piano di sviluppo europeo centrato su investimenti pubblici e produzione e consumo di beni comuni, necessari non solo a generare uno sviluppo sostenibile su scala continentale, ma anche a riequilibrare la crescita nelle diverse aree dell'Unione (da finanziare con Project bonds e/o specifici strumenti fiscali a livello europeo fra i quali la Financial Transaction Tax e il rafforzamento della tassazione ambientale;

6. promuovere una più equilibrata distribuzione del reddito primaria (conseguita sul mercato del lavoro, specialmente nei paesi con maggiore competitività) e secondaria (sostenuta da interventi fiscali e di welfare), capace di restituire potere d'acquisto e sicurezza alle famiglie.

In sintesi, proponiamo una strada realistica, orientata alla valorizzazione del lavoro, per uno sviluppo sostenibile sul piano macroeconomico, sociale ed ambientale in Europa ed in Italia.
___________________________________________

Ora, premesso che il documento è condivisibile in ogni sua parte, soprattutto per gli incentivi allo sviluppo dell'occupazione femminile, che nelle rosee previsioni del documento si porterebbe al 60%, e negli incentivi alla spesa delle famiglie innalzando il reddito dei ceti medio-bassi attraverso soprattutto politiche di sostegno europee, anche per chi è profana della materia come me, mi pemetto di avanzare una sola piccolissima osservazione, dettata non da specialistica visione economica, ma dal buon senso comune(e non mi si consideri troppo presuntuosa in ciò).
Per amore di partecipazione esprimo l'opinione secondo cui l'unica cosa che non potrebbe andare è l'idea ricorrente come panacea a tutti i mali finanziari, di spalmare il debito sovrano dei singoli stati sul carico generale dell'Europa. Questo, contrariamente a quanto si crede, a mio parere, e sempre a mio esclusivo parere, affosserebbe ancor più la delicata fase economica che stiamo attraversando come continente.
Detto ciò mi sembra che il Pd sia ben equipaggiato per formare compagine di governo!


mercoledì 14 novembre 2012

COME SI VOTA PRIMARIE ALLE CENTROSINISTRA


L'iscrizione all'albo va fatta presso gli uffici elettorali.E' importante sapere però che si può fare una preiscrizione pon line collegandosi al sito www.primarieitaliabenecomune.it/trova-ufficio-elettorale In alto a destra troverete un pulsante "REGISTRATI" cliccateci sopra e seguite le brevi semplicissime operazioni. Al termine vi verrà rilasciato un file pdf da salvare e stampare. Con il file stampato, con la personale tessera elettorale e con il documento d'identità, vi recerete al seggio elettorale Pd di riferimento rispetto al vostro seggio elettorale abituale ed alla vostra residenza. L'elenco degli uffici elettorali Pd di riferimento per ognuno di voi lo si può trovare al sito: www.primarieitaliabenecomune.it/trova-ufficio-elettorale E' importante questo passaggio fisico perchè si riceverà il certificato di elettore Pd - se si vuole ripetere sul posto la preiscrizione - o comunque il 25 novembre si potrà votare direttamente pagando la cifra a partire da 2 euro, come contributo per elezioni.

Quì la delibera del partito sulla registrazione on line

REGISTRAZIONE ON LINE

Delibera n.10

Per facilitare e aumentare la partecipazione delle/dei cittadine/i al voto delle primarie per la scelta del candidato alla Presidenza del Consiglio della Coalizione di centrosinistra Italia bene comune, così come previsto all’art.2 punto e del Regolamento, il Coordinamento nazionaledeliberadal 4 novembre al 25 novembre 2012 è consentita la registrazione online all’Albo degli elettori per esercitare il diritto di voto per le primarie 2012 esclusivamente sul sito seguendo le modalità indicate. Dopo aver espletate le procedure previste, munito della stampa rilasciata dal sistema, l’elettore/ce si reca nell’Ufficio elettorale competente relativa alla propria residenza, anche il giorno del voto, ossia il 25 novembre 2012, dove versa il contributo di almeno due euro a sostegno delle spese delle primarie e ritira il certificato di elettore del Centrosinistra per poter successivamente, esercitare il diritto di voto.

sabato 10 novembre 2012

LEGGE ELETTORALE MON AMOUR



Prosegue la prossima settimana, in Commissione Affari Costituzionali, l'esame dei disegni di legge in materia elettorale (ddl 2 e connessi), basandosi sul testo presentato dal sen. Malan nella seduta dell'11 ottobre scorso.

Andando a ritroso nel tempo, rileggendo la Legge Acerbo del 1923 (legge quindi di matrice fascista), il sistema maggioritario si regolava in base ad una maggioranza relativa che aveva diritto al 55% dei seggi su base nazionale Camera e regionale al Senato. "Con la differenza che per le elezioni del Senato vigeva il sistema proporzionale con premio di maggioranza, all'interno di un collegio unico nazionale suddiviso in 16 circoscrizioni elettorali.
A livello circoscrizionale ogni lista poteva presentare un numero di candidati che oscillava da un minimo di 3 a un massimo dei due terzi di quelli eleggibili (non più di 356 su 535, quindi); oltre al voto di lista era ammesso il voto di preferenza. Il risultato nel collegio unico era decisivo per determinare il modo di distribuzione dei seggi: nel caso in cui la lista più votata a livello nazionale avesse superato il 25% dei voti validi, avrebbe automaticamente ottenuto i 2/3 dei seggi della Camera dei Deputati, eleggendo in blocco tutti i suoi candidati; in questo caso tutte le altre liste si sarebbero divise il restante terzo dei seggi, sulla base di criteri simili a quelli della legge elettorale del 1919. Ai principi di quest'ultima ci si richiamava anche in un altro caso, per l'attribuzione di tutti i seggi, se nessuna delle liste concorrenti avesse superato il 25% dei voti. In sede di approvazione tale meccanismo fu spacciato per democratico, in quanto la propaganda fascista pretendeva che garantisse il diritto di tribuna alle minoranze, rappresentato da quel terzo dei seggi dell'assise parlamentare che sarebbe stato loro assegnato comunque, pure nel caso che fossero scese al di sotto del 33% dei suffragi" (Wikipedia)
Le modifiche della legge Acerbo furono l’abolizione dell’incompatibilità delle cariche di deputato con quelle di sindaco, deputato provinciale e funzionario pubblico (ad esclusione dei prefetti, vice prefetti e agenti di pubblica sicurezza) e anche l’ampiamento della platea dei votanti con l’abbassamento del limite di elettorato attivo da 30 a 25 anni.
Noi oggi siamo addirittura un passo indietro rispetto a questa legge. Siamo ancora a discutere sulla ineleggibilità ed incompatibilità delle cariche rappresentative, che è come dire che siamo ancora a formalizzare la filosofia di fondo della Legge elettorale. Filosofia che dovrebbe ormai essere tacita e sottointesa. Io penso che mai si sarebbero sognati nel 1923 di approvare in parlamento una legge per l’abolizione del falso in bilancio- se falso c'era non era così pubblico - o una legge per la "irriconoscibilità" della libertà di pensiero, soprattutto per irriconoscibilità della libertà di espressione dei siti internet che al contrario è tutelata dall’art.21 della nostra costituzione. Sto parlando della così detta Legge bavaglio, attualmente anch'essa all'attenzione delle Commissioni parlamentari.
Tornando alla Legge elettorale, con un sistema delmaggioritario come quello del 23 Grillo – che rappresenta l’antico orientamento verso il leader unico, da Berlusconi egregiamente incarnato e che da Berlusconi in poi si è sostanzialmente ed infine radicato nel nostro paese - prenderebbe effettivamente l’ 80% dei seggi, proprio come capitò a Mussolini (60%) ed anche allo stesso Berlusconi che nel periodo 2001 – 2006 godeva di un’ampia maggioranza, soprattutto in Senato, anche se ciò non gli consentì comunque di superare passaggi parlamentari più delicati, per quell’automatica, intrinseca caratteristica all’ “ammuina” tipica dell’Italia.
Non è che si ha la "mania" del leader unico, dll'uomo solo al comando, per dirla con Bersani, è che è una tendenza, come si diceva, assai radicata nel nostro paese e che inquina palesemente, a volte platealmente, la convivenza civile.
Riguardo alla Legge Acerbo ed al sistema delle maggioranze parlamentari riporto un passaggio di Sabbattucci citato da Visani in : "La conquista della maggioranza. Mussolini, il Pnf e le elezioni del 1924"
«L'approvazione di quella legge fu - questa la tesi sostenuta da Giovanni Sabbatucci, pienamente condivisibile - un classico caso di "suicidio di un'assemblea rappresentativa", accanto a quelli "del Reichstag che vota i pieni poteri a Hitler nel marzo del 1933 o a quello dell'Assemblea Nazionale francese che consegna il paese a Petain nel luglio del 1940". La riforma fornì all'esecutivo "lo strumento principe – la maggioranza parlamentare – che gli avrebbe consentito di introdurre, senza violare la legalità formale, le innovazioni più traumatiche e più lesive della legalità statuaria sostanziale, compresa quella che consisteva nello svuotare di senso le procedure elettorali, trasformandole in rituali confirmatori da cui era esclusa ogni possibilità di scelta »

E’ vero che senza maggioranza non si governa ma bisogna anche intendersi a quale tipo di maggioranza s’intende fare riferimento. Penso dal mio canto, che sarebbe utile un’immissione di buona dose di democrazia in un sistema che tende ad irrigidirsi su posizioni estremamente, eccessivamente escludenti. Io credo che il nostro sistema elettorale vada cambiato verso una più compiuta democrazia di parità di genere e inclusione sociale. “Sic stantibus rebus” , cercando di arrivare ad una sintesi compiuta di pensiero! a noi converrebbe una legge elettorale basata o sul modello australiano, anche se la si potrebbe considerare un pò la moda del momento: i cui primi effetti li abbiamo intravisti su Diliberto: “voto Vendola ma se dovesse esserci un secondo turno e Vendola non è presente, voto Bersani” consentendo l’orientamento e le coalizioni sulla convinzione del voto di aggregazione identitaria che a mio parere non dovrebbe essere forzatamente preventivo ma giungere come naturale indirizzo convergente sulle idealità, affinità, politiche di governo.


http://it.notizie.yahoo.com/pd-primarie-diliberto-pdci-ci-sara-con-vendola-120700144.html

Oppure, e sarebbe la soluzione migliore probabilmente, il ritorno al Mattarellum, considerando la sempre maggiore disaffezione al voto dei cittadini, per evitare l’eccessiva frammentazione, preservare il bipolarismo, aspettare che i tempi maturino riguardo alla nascita dei nuovi partiti e nuovi leader e affinché non diventino leader e/o partiti a forte connotazione elitaria secondo la tendenza del momento piuttosto orientata a riempire il vuoto che lascerebbe l’eventuale assenza mediatica di Berlusconi.
Il link sul blog di Ichino non è per le idee iniziali espresse, su cui non mi sembra di concordare, ma è per lo schema riassuntivo finale dei sistemi elettorali oggi maggiormente in auge e che mi sembra abbastanza chiaro ed esauriente

http://www.pietroichino.it/?p=9945

Credo, ad ogni buon conto, qualunque sia il risultato finale della legge elettorale in discussione in parlamento, è evidente che la cosa migliore da fare è premere per la maggiore rappresentanza femminile, evitare assolutamente le terze preferenze, battersi per il finanziamento ai soli partiti che abbiano le liste formate dal 50 e 50 di rappresentanza di genere. Questo sicuramente aiuterebbe a scongiurare il più possibile omologazione e pensiero unico che comunque sarebbero meglio tenuti lontano se i rappresentanti politici, loro stessi per primi, fossero più orientati verso il dialogo con il partito di riferimento: potrebbe questo dato aiutare verso una maggiore governabilità, tralasciando addirittura le problematiche inerenti e derivanti le leggi elettorali?


UN PO’ DI DOCUMENTAZIONE PER RIFLETTERCI SU :

LA SOGLIA DI SBARRAMENTO ED IL PREMIO DI MAGGIORANZA - IL TESTO IN DISCUSSIONE AL SENATO


Soglia di sbarramento

I seggi sono attribuiti in ragione proporzionale su base nazionale alla Camera, regionale al Senato, con soglie di sbarramento per le liste e con premio alla lista o coalizione di liste che conseguano a livello nazionale il maggior numero di voti validi (espressi per le liste che superino la soglia di sbarramento).
Per accedere alla rappresentanza, una lista deve dunque conseguire un numero di voti validi tali da raggiungere la soglia di sbarramento. La soglia di sbarramento ha eguale determinazione numerica, per la
Camera dei deputati e per il Senato. Tale soglia è data dal conseguimento, da parte di una lista, di almeno
il 5 per cento dei voti validi, sul piano nazionale. Cessa dunque la commisurazione dello sbarramento al piano regionale, oggi vigente per il Senato.
Rispetto alla soglia così determinata, è consentita una triplice deroga (anch'essa valevole così per la Camera dei deputati come per il Senato, e comunque riferita ai voti validi):
a) conseguimento del 4 per cento, per una lista che sia presente all'interno di una coalizione;
b) conseguimento del 7 per cento, per la lista che ottenga questo risultato in un insieme di circoscrizioni comprendenti complessivamente almeno un quinto della popolazione;
c) conseguimento del 20 per cento, per le liste di minoranze linguistiche riconosciute.
Lo sbarramento è dunque valicabile per una lista che si presenti entro una coalizione, e più agevolmente che se si presenti da sola. Lo sbarramento ha comunque per destinatario la lista, non anche la coalizione (com’è previsto nella legislazione vigente). Servizio Studi -

Il premio di maggioranza

Le liste che superino lo sbarramento, accedono alla ripartizione dei seggi
La lista o coalizione di liste, che abbia il maggior numero di voti (pare di intendere, ancorché non sia specificato: voti validi) espressi a livello nazionale, ottiene un premio di maggioranza.
Sono considerati, ai fini del conseguimento del premio di maggioranza, i soli voti 'utili' ossia espressi a favore delle liste che abbiano superato lo sbarramento. I voti dati alle liste che rimangano sotto la soglia di sbarramento non sono considerati (con modificazione rispetto al dettato legislativo vigente).
Il premio è determinato in misura fissa. Esso ammonta a 76 seggi presso la Camera dei deputati, a 37 seggi presso il Senato.
Questo numero di seggi di premio corrisponde al 12,06 per cento dei complessivi seggi della Camera; all'11,74 per cento del Senato (per il quale si ottiene una percentuale di circa il 12,5 per cento - di cui si legge
correntemente sui quotidiani - scomputando da 315 i seggi sulla circoscrizione Estero nonché i seggi spettanti in quota fissa a Valle d'Aosta e Trentino Alto-Adige).
Il testo menziona invero 541 seggi da ripartire in via proporzionale presso la Camera dei deputati. La somma di questi 541 seggi, dei 76 seggi di premio, dei 12 seggi per deputati eletti all'estero, è pari a 629 (cui va aggiunto l'unico deputato della Valle d'Aosta).
Il premio di maggioranza è dato alla lista o coalizione di liste, mediante riparto nelle singole circoscrizioni (regionali, al Senato). I seggi da attribuire come premio sono determinati come differenza tra il numero dei seggi spettanti alla circoscrizione e quelli in essa da attribuire in ragione proporzionale.
Perché il premio di maggioranza, predeterminato in tale misura fissa, conduca al raggiungimento della maggioranza assoluta, una lista o coalizione deve pertanto conseguire 240 seggi alla Camera e 121 seggi al
Senato (omettendo nel computo i Senatori a vita). Significa conquistare una percentuale di voti, secondo alcune stime valutabile attorno al 40 per cento. In caso di più limitato consenso, il premio scatta comunque, senza tuttavia consentire l'ottenimento della maggioranza assoluta.
Il premio spetta alla lista o coalizione che abbia ottenuti più voti 'utili' rispetto agli altri competitori.
Non è prevista una soglia minima di consenso elettorale (sia essa espressa in termini di voti o di seggi), ai fini dell'ottenimento del premio di maggioranza. Servizio Studi
E', questo, profilo, cui la Corte costituzionale fece cenno, in un giudizio di ammissibilità su referendum avente ad oggetto la legge elettorale. Essa rilevava (nella sentenza n. 15 del 2008, al punto 6.1):
"Questa Corte può spingersi soltanto sino a valutare un dato di assoluta oggettività, quale la permanenza di una legislazione elettorale applicabile, a garanzia della stessa sovranità popolare, che esige il rinnovo periodico degli organi rappresentativi. Ogni ulteriore considerazione deve seguire le vie normali di accesso al giudizio di costituzionalità delle leggi.
L'impossibilità di dare, in questa sede, un giudizio anticipato di legittimità costituzionale non esime tuttavia questa Corte dal dovere di segnalare al Parlamento l'esigenza di considerare con attenzione gli aspetti problematici di una legislazione che non subordina l'attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento di una soglia minima di voti e/o di seggi" (corsivo nostro).
Così come non è prevista una soglia minima oltre la quale il premio scatti, nemmeno è prevista una soglia massima oltre il quale il premio non scatti (previsione che potrebbe avere valenza di garanzia delle minoranze,
nell'ipotesi, fosse anche di scuola, di elevata concentrazione di voti su una lista o coalizione).

L’ULTIMA SEDUTA AL SENATO sulla LEGGE ELETTORALE
LE DICHIARAZIONI DI VOTO in prima Commissione permanente lo scorso 11 ottobre

Il relatore MALAN (PdL) dà conto di alcune correzioni da apportare alla proposta di testo unificato predisposta nella giornata di ieri. In particolare, all'articolo 1, comma 1, lettera n), al numero 5), si deve fare riferimento al maggior numero di voti (non di seggi) espressi per le liste che abbiano superato la soglia di sbarramento.
All'articolo 2, comma 1, lettera a), occorre correggere il testo facendo riferimento ai voti validi espressi nell'insieme delle regioni. Inoltre, segnala l'ipotesi di prevedere una disciplina transitoria per l'esercizio del diritto di voto da parte degli italiani residenti all'estero, nel presupposto che l'inversione dell'opzione possa essere applicata solo a partire dalle elezioni successive a quelle della prossima primavera.

Il PRESIDENTE dà atto che i relatori hanno presentato due distinte proposte di testo unificato, da adottare quale base per il seguito dell'esame, entrambe pubblicate in allegato. Si procederà innanzitutto alla votazione della proposta presentata dal relatore Malan, in ragione della priorità nella presentazione.

Il senatore CALDEROLI (LNP) preannuncia il voto favorevole del suo Gruppo, considerato che la proposta ricalca l'ipotesi da lui avanzata nelle sedute precedenti, se si eccettuano alcuni profili tecnici e una questione sostanziale.
Anzitutto, il riferimento alle circoscrizioni di cui all'allegato A postula una revisione delle circoscrizioni che richiederà del tempo.
Osserva che, in base alle disposizioni contenute nel testo, la lista o coalizione di liste che ottiene il maggior numero di voti, conseguendo perciò il premio potrebbe formare una maggioranza parlamentare solo con il 39 per cento dei voti. Pertanto, potrebbe darsi il caso in cui la parte vincente, anche ottenendo il premio di maggioranza, sarebbe all'opposizione ovvero potrebbe dividersi nella dislocazione tra maggioranza e opposizione parlamentare. In proposito, rileva anche che non è indicata una soglia minima di voti per l'attribuzione del premio di maggioranza, soglia che la Corte costituzionale aveva sollecitato in occasione di pronunce più volte ricordate.
La previsione di due preferenze, a suo avviso, è in contrasto con l'esito del referendum che nel 1991 ha sancito l'abolizione delle preferenze multiple. Inoltre, il termine per l'indicazione dell'opzione (30 giorni) con riferimento alla causa di ineleggibilità dei componenti delle giunte regionali è incoerente con i termini previsti per cause di ineleggibilità di altre cariche o funzioni.
Infine, sottolinea l'esigenza di verificare la puntualità dei riferimenti agli elenchi di candidati, specificando quando si tratti di quelli la cui elezione è determinata con i voti di preferenza ovvero di quelli della lista bloccata, ed esprime perplessità sull'opportunità di applicare il metodo d'Hondt per l'assegnazione dei seggi alla Camera dei deputati, che può determinare uno svantaggio ingiustificato per le formazioni politiche di minore entità.

La senatrice FINOCCHIARO (PD) sottolinea il significato del voto a cui si accinge la Commissione, cioè la comune volontà dei Gruppi di riformare la vigente legge elettorale.
Nel preannunciare il voto contrario del suo Gruppo sulla proposta di testo unificato avanzata dal relatore Malan, ritiene assai arduo pronunciarsi a favore del voto di preferenza. Occorre considerare i fatti che hanno turbato l'opinione pubblica e l'evidenza che la prossima campagna elettorale sarà scandita da interventi e indagini della polizia giudiziaria, per accertare episodi di corruzione causati dalla commistione fra politica e affari criminali, anche illeciti, che si verifica in diversi ambiti. Vi è il rischio che si comprometta la dignità del Paese, oltre che della politica.
Inoltre, ritiene che le obiezioni avanzate dal senatore Calderoli a proposito della mancata indicazione di una soglia minima per il conseguimento del premio di maggioranza siano infondate, vista la misura esigua del premio.

Il senatore D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI) preannuncia il suo voto favorevole sulla proposta di testo unificato avanzata dal senatore Malan: essa rappresenta una sintesi delle diverse posizioni assunte dai partiti e di alcune indicazioni condivise anche dal Partito Democratico: intravede quindi la possibilità di giungere, infine, all'approvazione di un testo condiviso.
Per quanto riguarda i dubbi della senatrice Finocchiaro sulla reintroduzione del voto di preferenza, sottolinea l'esigenza prioritaria di rimuovere l'attuale sistema di cooptazione, tenendo conto che nel frattempo il prestigio dei partiti anziché migliorare è perfino peggiorato. Nondimeno, occorre evitare che il voto di preferenza sia utilizzato come fattore distorsivo della competizione elettorale, con l'introduzione di regole rigorose e sanzioni effettive, anche sotto il profilo economico, nei confronti dei partiti che non selezionano candidati irreprensibili.

Il senatore BELISARIO (IdV) ricorda che la sua parte politica ha promosso una raccolta di firme per un referendum abrogativo della vigente legge elettorale. Sebbene il testo unificato proposto dal relatore Malan contenga soluzioni condivisibili, la sua parte politica voterà contro. In particolare, non è condivisibile la reintroduzione del voto di preferenza, che potrebbe determinare degenerazioni nella competizione elettorale: infatti, l'eccessiva estensione delle circoscrizioni elettorali, a suo avviso, renderà vani i limiti e le sanzioni per contenere le spese elettorali. Inoltre, la mancata previsione di una soglia minima di consensi per il conseguimento del premio di maggioranza e soprattutto l'assenza di una garanzia circa la governabilità del sistema politico determineranno gravi difficoltà anche nella prossima legislatura.

Il senatore GASPARRI (PdL) preannuncia il voto favorevole del suo Gruppo sulla proposta di testo unificato avanzata dal relatore Malan. L'adozione di un testo base consente di trasmettere un segnale positivo all'opinione pubblica, dopo i ripetuti messaggi polemici indirizzati al Parlamento.
Nel merito, condivide l'impianto e i chiarimenti tecnici da ultimo illustrati dal senatore Malan. A proposito del voto di preferenza, osserva che i timori manifestati dovrebbero riguardare soprattutto le elezioni locali, dove gli effetti dei fenomeni corruttivi sono più evidenti. È bensì opportuno prevedere limiti e sanzioni per evitare fenomeni degenerativi, ma non è affatto garantito che sarebbe più trasparente un sistema basato sui collegi uninominali, con le connesse procedure di elezioni primarie che si realizzerebbero senza alcuno controllo pubblico.

Il senatore PISTORIO (Misto-MPA-AS) preannuncia un voto favorevole, anche nella consapevolezza dei limiti che, a suo avviso, presenta l'impianto illustrato dal relatore Malan. Giudica insufficienti le deroghe alla soglia di sbarramento, perché non tengono conto delle esperienze politiche, anche di grande rilievo, maturate in ambito regionale; il riferimento interregionale sembra ritagliato per soddisfare le esigenze di una sola e ben individuata forza politica. Inoltre, il premio di maggioranza e l'applicazione del metodo d'Hondt per l'attribuzione dei seggi alla Camera dei deputati aggraveranno il sacrificio delle formazioni minori a vantaggio dei partiti più grandi.
È deludente, a suo avviso, il mantenimento di una consistente quota di seggi assegnati con lista bloccata: nell'attuale fase di degrado dell'immagine della politica presso l'opinione pubblica, ciascun candidato dovrebbe affrontare con coraggio la campagna elettorale, rimettendo il successo solo al consenso degli elettori.
Infine, pur apprezzando le argomentazioni della senatrice Finocchiaro, ritiene che vada salvaguardato il diritto dei cittadini a scegliere i propri rappresentanti, con sanzioni anche gravi contro i fenomeni degenerativi.

Il senatore RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI) giudica positivo il tentativo della Commissione dare impulso all'esame delle iniziative per la revisione della legge elettorale e ringrazia il relatore Malan per il carattere aperto che ha voluto dare alla sua proposta. Pur manifestando riserve a nome della componente del Gruppo cui egli appartiene, dà atto che l'altra componente, rappresentata nella votazione dal senatore Digilio, considera prioritaria la scelta degli eletti da parte degli elettori mediante il voto di preferenza e il fatto nuovo che finalmente il confronto potrà entrare nel merito delle proposte.
In ogni caso, egli giudica negativamente l'eventualità - resa possibile dalla proposta - che il premio di maggioranza sia attribuito a liste o coalizioni di liste che, a causa del mancato conseguimento della maggioranza parlamentare, potranno essere costrette, tutte o parte di esse, al ruolo di opposizione. Più in generale ritiene che la proposta sia ritagliata sulle esigenze di partiti che, nell'attuale fase politica, sono destinati a mutare la propria fisionomia: vi è da attendersi che la legge elettorale sia nuovamente cambiata nella prossima legislatura.

Il senatore SAIA (CN:GS-SI-PID-IB-FI) preannuncia il voto favorevole del suo Gruppo, nel presupposto che l'esame consentirà di migliorare il testo attraverso gli emendamenti. Inoltre, l'auspicabile revisione degli assetti istituzionali, che potrà essere realizzata anche attraverso un'Assemblea costituente, probabilmente indurrà a un ulteriore adattamento della legge elettorale.

Il PRESIDENTE avverte che tutti i Gruppi hanno manifestato il proprio orientamento attraverso gli interventi dei loro rappresentanti. Dà quindi la parola per brevi interventi ai senatori Fantetti e Peterlini. A sua volta, come esponente della componente socialista del proprio Gruppo, preannuncia il proprio voto contrario, motivato in primo luogo dalla proposta di adottare un sistema elettorale fondato in larga misura sul voto di preferenza, che si rivela sempre di più come un fattore di corruzione dell'agire politico.

Il senatore FANTETTI (PdL) ringrazia il relatore Malan per le precisazioni fornite all'inizio della seduta circa l'interpretazione delle disposizioni sull'esercizio del diritto di voto degli italiani residenti all'estero e sottolinea l'esigenza di assicurare l'effettività di quel diritto, anche attraverso apposite norme transitorie. Esprime comunque alcune riserve sull'inversione dell'opzione, un regresso dalle procedure adottate anche di recente in altri importanti Paesi.

Il senatore PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI) si riserva di valutare con maggiore approfondimento la proposta di testo unificato, tuttavia apprezza il tentativo di individuare una soluzione di compromesso. Prende atto con soddisfazione che sia la proposta in votazione sia quella dell'altro relatore salvaguardano la rappresentanza parlamentare delle minoranze linguistiche.
Il relatore MALAN (PdL) prende atto delle osservazioni svolte, con particolare riguardo all'opportunità di riconsiderare l'estensione delle circoscrizioni elettorali e all'ipotesi di una soglia minima di consensi ai fini dell'attribuzione del premio di maggioranza, in considerazione delle argomentazioni contenute in alcune pronunce della Corte costituzionale.

Il PRESIDENTE, prima di procedere alla votazione, informa che i lavori della Commissione saranno organizzati in modo da evitare che le soluzioni legislative possibili siano condizionate dalla mancanza di tempo utile per predisporre le procedure necessarie a una applicazione fin dalle prossime elezioni. Pertanto, l'ulteriore corso dell'esame si svolgerà passando senz'altro alla trattazione degli emendamenti.
Accertata la presenza del prescritto numero di senatori, è posta in votazione la proposta di adottare quale base per il seguito dell'esame il testo unificato presentato dal relatore Malan: la Commissione approva.
La Commissione, infine, conviene di fissare per le ore 18 di mercoledì 17 ottobre il termine per la presentazione di emendamenti, da riferire al testo unificato appena adottato quale base di esame.
Il seguito dell'esame è quindi rinviato.

Continua ....

lunedì 5 novembre 2012

Bersani meglio di Berlusconi

"Onorevole Bersani, senza alcuna ironia, credo che lei stia dando il meglio di sè (..) due uscite felici e circostanziate "coldiretti" e "lavoro" .. scrive Caterina;
"Buon giorno Sig.Bersani, sono un'elettore di sinistra ed ho seguito, condividendolo, tutto il percorso del PD (PCI, PDS, DS..etc).non riesco ora a capire la posizione del PD" (....) scrive Paolo
"Ma come mai avete tanta paura di Renzi?" ... è la curiosità di Olindo

Sono solo alcune delle domande già inviate a Bersani sul sito de La Stampa per la video chat in onda tra pochi minuti al link :

www.lastampa.it

http://www.lastampa.it/2012/11/02/blogs/il-tema-del-giorno/bersani-in-chat-le-vostre-domande-ZqisP4MBioooRjX6fCUmKJ/pagina.html


Ma c'è anche Francesco che si preoccupa del comparto scuola.
E' ancora in discussione in parlamento la legge stabilità che prevede l'aumento delle ore settimanali per gli insegnanti.
A mezzogiorno Francesco scrive:
"Da tutti gli studi fatti delle Istituzioni Preposte emerge che i Docenti Italiani lavorano quanto i loro docenti in Europa ( 18 h come in Germania - 17 h In Francia - 18 in Inghilterra ecc....). Emerge altresì che GLI STIPENDI sono inferiori mediamente del 30%(Rispetto alla Germania un insegnante Italiano di Liceo guadagna la metà ) . E , non basta questo ? Non basta lavorare svolgere lo stesso orario e guadagnare la metà ? Si vorrebbe ancora aumentare il carico di lavoro . Ma i Politici hanno idea di cosa significa gestire - IN ITALIA - 300 alunni CON CLASSI IRREQUIETE E DI 30 PERSONE ? "
Bersani non è politico nuovo a queste esperienze. E' nel suo "curriculum comunicativo" la prima videochat con giornalisti dalla tv del pd: youdem, sempre Bersani concesse un'intervista in video chat dal sito di Repubblica con il giornalista Giannini ...
Insomma Bersani si sta dimostrando un gran comunicatore, forse anche meglio di Berlusconi in tal senso, anche se diciamocela tutta lui preferisce incontrare le persone alle feste di partito, ama il contatto con e stringere la mano a tutti magari davanti una bel boccale di birra ...

domenica 21 ottobre 2012

Anticorruzione a spizzichi e bocconi ... amari

Per la Severino prescrizione, reati societari, auto-riciclaggio, non si possono combattere tutti insieme. Fatte queste debite premesse, nessuno dei Senatori Pd ha avuto parole di soddisfazione per l’approvazione del testo anticorruzione. Su falso in bilancio e concussione, ad esempio, il ddl contiene disposizioni molto blande. “Così come sul voto di scambio che nel testo risulta punibile solo se il politico lo paga in denaro e non con favori di altro tipo. Come se non si sapesse che il sostegno elettorale ad un aspirante consigliere comunale, sindaco, parlamentare è canale privilegiato dalle mafie per entrare nei processi decisori delle amministrazioni – leggi appalti – direttamente dalla porta principale" - lo ha detto Vincenzo De Luca nel suo intervento in Aula del Senato
Quindi De Luca ha soffermato l'attenzione "sull'emergenza criminalità che c'è nel Paese e che si manifesta nel controllo degli appalti da parte dei clan mafiosi e nell'ecomafia, il cui fatturato complessivo, in venti anni ha sfiorato i 300 miliardi di euro (298 per l’esattezza); una torta che si spartiscono 296 clan. Oltre a fare applicare le norme esistenti, per combattere i reati ambientali occorre aggiornare la legislazione recependo le direttive dell’Ue e sforzarsi almeno di avvicinarsi agli obiettivi indicati nel cosiddetto “pacchetto clima-energia 20-20-20”". Di qui il riferimento ai due ddl (in materia di gestione integrata dei rifiuti, incentivazione della raccolta differenziata e lotta allo smaltimento illegale e per la limitazione del ricorso ai ribassi elevati nelle gare pubbliche, a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori) presentati su sua iniziativa, "che – ha fatto notare il senatore De Luca – intervengono in maniera netta contro le infiltrazioni criminali ma entrambi sono ancora al vaglio delle Commissioni. Sul malaffare della politica, che sta emergendo da tante inchieste giudiziarie, non ci sono dubbi: i recenti clamorosi casi di corruzione dilagante nascono dall'aver introiettato nel dna più profondo un modello di illegalità, purtroppo dilagante nel sistema Paese – ha concluso De Luca – Il ddl anti-corruzione deve essere attuato, ma, riconoscendone le lacune, dobbiamo impegnarci sin d'ora ad integrare il testo. Senza compromessi al ribasso, senza sconti, avendo sempre bene in mente il bene del Paese".
La capogruppo PD al Senato, Anna Finocchiaro subito dopo la votazione ha rilasciato la seguente dichiarazione: Abbiamo votato si perché comunque una legge anticorruzione serve all'Italia, dopo 10 anni di scarto. Volevamo di più ma è già qualcosa.
Mentre il senatore Ignazio Marino su Facebook : "E' già paradossale che sia necessaria una legge per sancire un principio ovvio: i condannati (e i rinviati a giudizio, aggiungo io) non dovrebbero poter mettere piede in Parlamento perché inadatti a rappresentare i cittadini". "Ancor più demotivante, è che la legge anticorruzione che stiamo votando non rechi questo principio, che evidentemente in Italia è necessario mettere nero su bianco. Ora mi auguro che il ministro Severino, di cui ho gran rispetto e stima, utilizzi nei prossimi giorni la delega che ha per intervenire sull'incandidabilità e dare quel segnale che i cittadini si aspettano".

http://parlamento.openpolis.it/votazione/senato/ddl-anti-corruzione-disegno-di-legge-n-2156-b-votazione-finale/40041

sabato 20 ottobre 2012

Che siccomme che ...

... Siccome sono caduta e mi sono fatta un pò male ! non ce la faccio a raccogliere le firme a sostegno di Bersani per il 22. Se mi date più tempo io ve le raccolgo pure ... almeno 20, forse 21! :D Adesso vado a scrivermi la tesi per la SECONDA LAUREA perchè voglio distinguermi in Regione Campania dove ci sono Dirigenti che non sono arrivati neanche alla TERZA MEDIA ! Saluti. B.

venerdì 19 ottobre 2012

Chi ha base alle Cayman non può darci lezioni



"Io credo che qualcuno che ha la base alle Cayman non dovrebbe permettersi di parlare e di darci consigli, non lo sto dicendo per Renzi ma in generale. Se qualcuno pensa che l'Italia sia un paese talmente indebitato da poterselo comprare a poco prezzo, sbaglia. D'ora in poi sarà meglio discutere sul preciso. Di pillole generiche ne abbiamo già avute troppe e consiglierei e sarei attento a quelle che vengono dai centri finanziari".

giovedì 18 ottobre 2012

Ricambio : quello che viene non è immediatamente disponibile

A me dispiace che questa ondata di "chiachielli" (leggasi : giovani rampanti, aggressivi e cattivi ma senza sostanza) stia spazzando una classe politica che, sebbene abbia commesso degli errori, ha comunque fatto molto per il paese. Io non credo che quelli che verranno saranno all'altezza, non nell'immediato almeno

domenica 14 ottobre 2012

QUOTE ROSA – di Bianca Clemente

Alla vigilia di ogni elezione ritorna prepotentemente l’ormai “antico refrain” delle quote rosa. La “questione femminile” si fa più accesa nell’imminenza delle competizioni elettorali, perché è lì, in quel periodo, che si evidenzia l’enorme vuoto di partecipazione che in vario modo e misura caratterizza il nostro paese. Ma ogni volta lo scenario cambia. Così, solo per fare un esempio, se alla vigilia delle elezioni 2008 - periodo 2006/2008 – era in crescita l’occupazione femminile, sia per tipologia di lavori che in termini statistici, rendendo la richiesta di rappresentanza femminile più pressante e specifica, alla vigilia delle imminenti elezioni 2013 lo scenario cambia formalmente e sostanzialmente: il mondo femminile subisce una battuta d’arresto sia come immissione nel settore produttivo nazionale sia in termini di rappresentanza. Infatti nel 2008 la rappresentanza femminile in tutti i settori della vita subisce un grosso calo e le leggi elettorali non hanno aiutato in tal senso . E questo trend rimarrà costante per tutto l’arco del periodo 2008-2012. Secondo i dati dell'Istat, già pubblicati, nel secondo trimestre del 2012 il tasso d'occupazione tra le under 30 è appena al 16,9%. Tra le giovani tra i 15 e i 29 anni meno di due su dieci ha un posto. Un livello così basso non si registrava dall'inizio delle serie storiche trimestrali, ovvero dal secondo trimestre 2004.
Ma anche con la rappresentanza non andiamo bene. Secondo l’ultimo rapporto dell’Onu e dell’Unione interparlamentare (Ipu) le donne elette nei parlamenti nazionali nel 2011 sono state il 19,5%, ben lo 0,5% in più rispetto all’anno precedente. In testa alla classifica, neanche a dirlo, i soliti paesi scandinavi quali Svezia, Norvegia e Finlandia con il 42-45% di donne elette, insieme a Cuba (42,5%), Andorra (53,6%), Belgio (39,3%), Rwanda (56,3%), Mozambico (39,2%) e Sudafrica (44,5%). L’Italia invece è solo 57ma con il 21,6% di donne elette alla Camera e il 18,6% al Senato. Simile a noi è la Gran Bretagna, con il 22% di donne parlamentari, mentre più indietro c’è la Francia con il 18,9%. Negli Emirati Arabi Uniti, Myanmar, Mongolia, Nigeria e Iran invece le donne in parlamento non superano in nessun caso la soglia del 5%.
L’unico cambiamento diventato legge, almeno in Italia, riguarda il mondo del lavoro: nel 2011 sono state introdotte le quote rosa nei cda delle aziende quotate in Borsa e delle società a partecipazione pubblica, che dovranno essere composti da 1/5 di donne da agosto 2012 (20% nel primo mandato) e da 1/3 dal 2015 (il 33,3% nel secondo mandato). Una norma introdotta dal governo Monti approvando lo schema di regolamento: Legge n. 120 del 12 luglio 2011. Attualmente sono solo il 7% nelle aziende quotate ad avere cda con una presenza femminile, ma diverse grandi realtà, come la Fiat hanno iniziato ad già ad adeguarsi.
Il Parlamento italiano, però, questa volta sembra essere all’avanguardia - e speriamo non sia troppo presto per dirlo - e seriamente orientato all’emancipazione, soprattutto del mondo femminile: "il risultato raggiunto nella prima Commissione Senato, che ha approvato il disegno di legge sulla doppia preferenza uomo-donna nella legge elettorale per i Comuni, è una buona notizia.
“Anche se noi avremmo preferito licenziare al più presto il testo approvato dalla Camera, per accelerare l'iter e avere subito una legge, si tratta comunque di un risultato che impone una riflessione anche in sede di discussione sulla legge elettorale". Lo dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato. "A causa di molte resistenze - ha proseguito Anna Finocchiaro - abbiamo accettato il compromesso di approvare due emendamenti al progetto di legge proveniente dalla Camera. Ora ci auguriamo che nuova legge possa essere utile già per le prossime amministrative. L'innovazione è di tutta rilevanza e imporrà il tema di un'equa rappresentanza di genere anche nelle aule parlamentari". Scriveva appena due settimane fa circa la Senatrice Finocchiaro Capogruppo PD al Senato.
Il testo ha avuto il via libera dall’Aula del Senato a inizio della scorsa settimana con 148 si, 60 no e 30 astenuti. Prevede che senza un numero sufficiente di donne, decade la lista per le elezioni comunali e provinciali per i Comuni sopra i 15mila abitanti. Se le liste non saranno in regola dovranno essere depennati i nomi nella lista che ha il genere più rappresentato e nel caso la lista, alla fine della cancellazione delle candidature eccedenti, contiene ancora un numero di candidate/i inferiore a quello prescritto, depenna proprio lista, questo nel caso dei comuni sopra i 15mila abitanti, come detto su. Per i comuni più piccoli si è scelto di evitare la ricusazione della lista perché può portare alla decadenza del sindaco. Il provvedimento ha avuto il voto favorevole di Pd, Idv e Pdl, anche se alcuni esponenti del Popolo della libertà non hanno partecipato alla votazione e uno si è astenuto. Astenuti anche i leghisti. L’accordo accolto con soddisfazione dalle senatrici di tutti i gruppi, prevede che gli statuti comunali e provinciali debbano "garantire" e non più "promuovere" la parità di genere nelle giunte e negli organi collegiali del Comune e della Provincia nonché degli enti, aziende ed istituzioni che sono dipendenti da queste amministrazioni locali. Ma non sono solo queste le novità introdotte dal testo che ora ripasserà all’approvazione della Camera. Altro passo importante è la garanzia di parità di accesso alle trasmissioni politiche in campagna elettorale, secondo i principi dell’art.51 della Costituzione. E ancora ci sarà la possibilità di esprimere due preferenze (anziché una, secondo la normativa vigente) per i candidati a consigliere comunale. Se si sceglie questa opzione, però, una preferenza deve riguardare un candidato uomo e l’altra una candidata donna della stessa lista. In caso di mancato rispetto della disposizione, si prevede l’annullamento della seconda preferenza. Simil cosa per le elezioni regionali. E’ evidente che un cambio eventuale di legge elettorale debba tener conto di queste intenzioni di volontà del Parlamento, rilevantissime.
''La novità' di questo ddl sulle quote rosa sta nell'aver riprodotto per i Comuni la soluzione originale della 'doppia preferenza di genere', introdotta dalla Regione Campania nel 2009, dove ha dato buoni frutti in termini di aumento di presenza femminile nell'Assemblea regionale'' - ha affermato Maria Fortuna Incostante, senatrice pd, relatrice al ddl sulla doppia preferenza di genere alle elezioni amministrative. ''Questa soluzione costituisce una modalità di espressione della preferenza che non prefigura un risultato elettorale, non altera forzatamente la composizione delle assemblee elettive e non è dunque in contrasto con il principio dell'articolo 48 della Costituzione sulla libertà di voto - aggiunge – Promuovere la presenza femminile contro ogni principio di discriminazione per un'uguale partecipazione di donne e uomini ai processi decisionali nella vita politica e sociale è un'ulteriore tappa di progresso giuridico, culturale e istituzionale del nostro Paese. Il legislatore - ha concluso Maria Fortuna Incostante - ha il dovere di andare avanti in questa direzione, in linea con i principi della nostra Carta costituzionale e con i principi fondanti della comunità europea, che nei prossimi cinque anni sarà particolarmente impegnata sugli obiettivi di pari opportunità nel lavoro, nella retribuzione, nella rappresentanza politica e nei processi decisionali in genere''. Anche il Senatore Pd Di Giovan Paolo ha espresso soddisfazione dall’approvazione di questo ddl in Senato. "Tre anni fa, in occasione dell'8 marzo 2009, insieme alla senatrice Mariapia Garavaglia, ho presentato un ddl sulle rappresentanze di genere per le amministrative e sono dunque molto contento che oggi questi temi siano oggetto di una discussione in aula per un apposito disegno di legge". Ha detto Di Giovan Paolo intervenendo nell'assemblea di Palazzo Madama sul ddl. "Una risposta positiva del Parlamento a questo ddl - prosegue Di Giovan Paolo - rappresenta una risposta non alle donne ma alle diseguaglianze che ancora caratterizzano purtroppo la società italiana. È chiaro che, se approvata, questa normativa comporta un riequilibrio nel nostro modo di fare politica poiché è una sfida che coinvolge tutti e non solo le donne. Essa comporterà un cambio nelle modalità della politica, non solo nelle quote. Esiste una tendenza a considerare la politica come una sorta di arena, una competizione continua, una gara dove il machismo ha una parte enorme. Questo ddl fa ripensare interiormente lo svolgimento dell'attività pubblica e se avremo il coraggio di trasformarlo in legge penso che noi parlamentari uomini dovremo considerarlo come un tema che ci riguarda nel profondo. Tutto questo però - conclude il senatore PD - mi auguro rappresenti una misura temporanea e che la parità potrà essere raggiunta senza leggi specifiche, semplicemente 'facendo politica' nel modo migliore".
Ed infatti Pier Luigi Bersani, Segretario nazionale del PD, ha avanzato una proposta innovativa ancora più significativa in tal senso e che potrebbe essere incisiva anche in caso di cambio di regole elettorali: la quota di finanziamento pubblico ancora previsto dalla legge, vada a quei partiti che hanno nelle proprie liste candidati rappresentati nel genere al 50%, altrimenti nessun finanziamento. E questo perché le donne sono la risorsa fondamentale del paese sia in termini economici che politici considerando la preponderanza del sesso femminile non solo in Italia ma su tutta la terra.
Per la Commissione Europea, ironia della sorte, la questione sembra molto più problematica. Secondo le prime indicazioni, il commissario alla Giustizia Viviane Reding sta ultimando un progetto di direttiva che imponga una quota del 40% di donne nei consigli di amministrazione delle imprese quotate entro il 1° gennaio 2020. Attualmente, solo il 13,7% dei membri di questi organismi è donna. Il progetto prevede che le imprese pubbliche debbano applicare la nuova regola entro il 1° gennaio 2018. La signora Reding vuole limitare l'impegno agli amministratori "non esecutivi". A firmare la missiva di protesta sono state la Gran Bretagna, la Bulgaria, la Repubblica Ceca, l'Estonia, l'Ungheria, la la Lettonia, la Lituania, Malta e l'Olanda. Durante il fine settimana, la Süddeutsche Zeitung ha spiegato che nel governo tedesco sia il ministro per la Famiglia, la democristiana Kristina Schröder, che il ministro della Giustizia, la liberale Sabine Leutheusser - Schnarrenberger, sono contrari anche loro all'idea di imporre per legge la presenza di donne negli consigli delle società. (Come scrive Beda Romano - Il Sole 24 Ore)
E nella BCE non andiamo meglio. Un affare da banchieri uomini, evidentemente. Nel consiglio direttivo della Bce non c’è neanche un esponente del “gentil sesso”, sono tutti signori grigi e incravattati. L’ultimo candidato è ancora un “lui”, Yves Mersch, banchiere centrale lussemburghese. Qualche giorno fa l’Europarlamento ha fatto saltare la sua audizione, passaggio necessario per la nomina che spetta ai governi, in segno di protesta per il fatto che non fosse una donna.
Insomma lo spread femminile nella vita civile ha i giorni contati, e speriamo che questa volta si faccia sul serio!